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FAQ - Messa a terra – obbligo di verifica

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Un impianto di "messa a terra" realizzato a regola d'arte garantisce protezione, Sia per le persone sia per gli impianti, dai contatti i diretti, da tensioni elettriche di qualsiasi origine, impedisce l'accumulo di elettricità statica e previene scariche elettrostatiche dannose per apparati elettronici e di telecomunicazione. Nei condomini l'impianto di terra deve essere unico e comprendere i collegamenti equipotenziali principali tra la rete di terra e le tubazioni metalliche che entrano in condominio dall’esterno (condutture di acqua, gas, teleriscaldamento ecc.).


RIEPILOGO

Gli impianti elettrici in condominio

In un edificio condominiale sono presenti tre diverse tipologie di impianti elettrici identificabili in quello di proprietà dell'ente erogatore del servizio elettrico, quello generale a servizio dell'intero condominio e quello di proprietà esclusiva delle singole unità immobiliari. L'impianto di proprietà dell'azienda si conclude al contatore, poi diventa condominiale a partire dal punto di consegna dell'energia (cioè a valle del contatore), fino alle diramazioni per le unità immobiliari, nelle quali l'impianto diviene di proprietà esclusiva dell'occupante.

Pur se apparentemente indipendenti fra loro, questi impianti sono Strettamente correlati e l'eventuale difetto o malfunzionamento sia degli impianti condominiali, Sia della porzione dell'impianto aziendale, nonché dell'impianto privato del singolo condomino (relativamente alle parti in cui risultino installati all'interno delle parti comuni del condominio), può interferire con gli altri impianti privati o rappresentare potenziale pericolo per chi frequenta il condominio. In tal caso l'amministratore risulterebbe il diretto responsabile e per evitare simili casi, oltre ad adeguare e manutenere in piena efficienza gli impianti condominiali, può spingersi anche a sollecitare i proprietari delle singole unità abitative ad adeguare i propri impianti alle norme di sicurezza vigenti. Relativamente ai singoli proprietari, egli può soltanto suggerire di provvedere a un eventuale adeguamento, ma non è più ritenuto il soggetto responsabile per la gestione degli impianti di proprietà esclusiva del singolo condomino. Il D.L. 145/2013 (convertito, con modificazioni dalla legge 9/2014), infatti, ha ridimensionato le incombenze e le responsabilità dell’amministratore, limitando l’obbligo di indicare la “dotazione di sicurezza” alle sole parti comuni del condominio.

Tuttavia, mentre gli impianti più recenti possono, con opportuni interventi, garantire adeguati livelli di sicurezza, i vecchi impianti non sempre possono essere migliorati, costituendo una potenziale fonte di pericolo e nascondere insidie. In tal caso è opportuno sottoporre gli impianti più datati a un progettista e, laddove l’impianto richieda interventi radicali, affidarsi ad una ditta installatrice abilitata1.

 

Partendo da un progetto adeguato, l’installatore è tenuto a realizzare un impianto a “regola d’arte” e al termine dei lavori dovrà rilasciare una “dichiarazione di conformità” che ne attesti la corretta installazione, sollevando da ogni eventuale responsabilità l’amministratore di condominio.

Su costui, comunque, gravano speciali responsabilità poiché ha il compito di verificare la regolarità e la piena efficienza degli impianti elettrici, in maniera tale da evitare danni o pericoli per la salute di chi vive il condominio. In base al D.P.R. 462/2001, le verifiche periodiche obbligatorie per gli impianti condominiali vanno effettuate ogni 5 anni (2 se sono presenti locali adibiti a studi medici, cantieri, luoghi a rischio incendi).

Le verifiche dovranno affidarsi a ditte specializzate o enti autorizzati. Nella tabella 1 riportiamo le attività relative ai controlli da eseguirsi.

 


1Ricordiamo che il D.M. 37 del 22 gennaio 2008 (Regolamento concernente l’attuazione dell’art.11-quaterdieces, comma 13, lett. A) della legge 248/2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici) stabilisce che per eseguire questi interventi occorre interpellare due professionisti, ovvero il progettista (che deve avere precisi requisiti prescritti dallo stesso decreto) e la ditta esecutrice che dovrà risultare abilitata e iscritta in appositi registri della Camera di Commercio.


 

 

TABELLA 1 – VERIFICHE PERIODICHE OBBLIGATORIE DEGLI IMPIANTI ELETTRICI

IN PRESENZA DI LAVORATORI

Esame della documentazione relativa all’impianto (dichiarazione di conformità, progetto di installazione e precedenti verbali d’ispezione);

Esame a vista dei luoghi e degli impianti;

Prova di continuità dei conduttori di terra, di protezione ed equipotenziali;

Prove di funzionamento;

Misura della resistenza di terra;

Misura dell’impedenza dell’anello di guasto;

Misura delle tensioni di contatto e di passo.

Al termine della verifica periodica l’organo competente consegnerà all’amministratore e all’installatore, un verbale (certificato di ispezione) con l’esito (positivo o negativo) ed eventuali prescrizioni. È una incombenza alla quale l’amministratore dovrà sottostare se vuole mettersi al riparo da una serie di responsabilità che sussistevano già prima dell’entrata in vigore del D.P.R. 462/2001.

IN ASSENZA DI LAVORATORI

Non vi è alcun obbligo di applicazione, da parte dell’amministratore, del D.P.R. 462/2001 ma deve tuttavia dimostrare, in caso di incidente, di aver eseguito i dovuti controlli periodici sullo stato di efficienza dell’impianto elettrico.

 

L’impianto di “messa a terra”

La cosiddetta “messa a terra” è definita come un sistema di protezione dai contatti indiretti, realizzato attraverso l'interruzione automatica del circuito, così come stabilito dalla normativa di riferimento 2.

Il sistema si compone di un conduttore che collega le masse a una Serie di dispersori (o picchetti, vedi figura 2) 3 che disperdono, nel terreno sottostante l'edificio, quella corrente che potrebbe provocare anche la folgorazione di un soggetto che accidentalmente entrasse in contatto con una massa metallica i tensione; questa massa è definita “massa estranea” perché non fa parte di un impianto o di un apparecchio elettrico ma, in particolari circostanze, può diventare un pericoloso conduttore di elettricità (esempio di massa estranea sono le tubature metalliche dell'acqua che entrano dalla strada in un edificio).

La "messa a terra" di protezione, infatti, non interessa solo l'impianto elettrico, ma tutti gli altri impianti e parti metalliche, dell'edificio, dalle tubazioni all'impianto idraulico, dalle travi all'impianto di riscaldamento e così via, in modo che tutto l'edificio risulti messo in sicurezza anche nel caso dovesse essere investito da un fulmine.

Le norme CEI prevedono che l'impianto di terra nei condomini debba essere unico e comprendere i collegamenti equipotenziali principali tra la rete di terra e le tubazioni metalliche che dall’esterno entrano nel condominio (per esempio, tubazioni acqua, gas, eventuale teleriscaldamento ecc.) (figura 1).

 

Figura 1.

 



2 La normativa di riferimento per gli impianti di messa a terra è il D.P.R. 462/2001 (Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti pericolosi).           

3 La norma CEI 64/8, art. 542.2, regolamenta il tipo (rame) e la profondità di installazione dei dispersori i quali, subendo fenomeni di essiccamento e/o congelamento, non devono vedersi aumentare la resistenza di terra. I dispersori si distinguono in artificiali, per cui intenzionali (corpo metallico installato dall’uomo per la messa a terra), e naturali, di fatto (quelli che per scopi non inerenti alla messa a terra, adempiono comunque anche a questa funzione). La CEI 64/8, inoltre, indica per convenzione la sezione dei conduttori di protezione a 2,5 mmq (con protezione meccanica), 4 mmq (senza protezione meccanica).

 


 

Nello schema in alto, vediamo componenti fondamentali dell'impianto di terra:

  1. dispersore intenzionale o artificiale (DA); ottenuto mediante picchetti (puntazze) infissi verticalmente nel terreno (o nastri, o piastre o corde nude interrate orizzontalmente);
  2. dispersore di fatto o naturale (DN): costituito da strutture metalliche interrate come feri d'armatura, tubazioni metalliche dell'acqua, schermi metallici dei cavi ecc;
  3. conduttore di terra (CT): collega i dispersori fra loro e al Collettore principale di terra (4); gli eventuali tratti di corda cruda a contatto col terreno devono essere Considerati parte del dispersore;
  4. collettore principale di terra: è il nodo principale, realizzato mediante sbarra o morsettiera, al quale fanno capo le diverse parti dell'impianto,
  5. Collegamenti equipotenziali principali (EQP): collegano ai Collettore principale di terra le masse estranee (tubazioni di acqua, gas ecc.) entranti alla base dell'edificio;
  6. pozzetto di ispezione (non obbligatorio);
  7. Conduttore di protezione principale montante (PE); Connette il collettore principale di terra con i conduttori di protezione di collegamento alle masse e con i conduttori equipotenziali di Collegamento alle masse estranee;
  8. derivazione principale sul Conduttore di protezione principale montante (PE); il collegamento è passante, senza interruzione del PE montante;
  9. Conduttore di protezione secondario (PE): collega le masse al collettore principale di terra tramite il PE montante;
  10. Collegamenti equipotenziali supplementari (EQS): collegano le masse esterne fra loro e al conduttore di protezione.

 

Laddove la "messa a terra" è correttamente collegata alle masse e presenta anche un interruttore differenziale che interviene in caso di guasto, allora potrà garantirsi la dispersione nel terreno:

  • delle correnti di guasto dovute a cedimenti dell'isolamento di un componente dell'impianto elettrico;
  • delle correnti provenienti dai limitatori di sovratensione (SPD);
  • delle Scariche elettriche di eventuali fulmini (in presenza di un impianto parafulmine).

 

Verifiche e controlli

Come per altri impianti elettrici, anche l’impianto di “messa a terra” deve essere sottoposto a verifiche periodiche a cui l’amministratore deve adempiere.

Il D.P.R. 462 del 22 ottobre 2001 ha modificato il procedimento per la denuncia e la verifica degli impianti elettrici negli ambienti di lavoro. I condomini sono considerati comunque tali, anche laddove non vi fossero rapporti di lavoro dipendente in senso stretto; pertanto occorre comunque garantire l’incolumità di coloro che, a vario titolo, dovessero prestare la propria opera (addetti alla manutenzione degli impianti, ditta di pulizia ecc.).

In caso di incidenti riconducibili a malfunzionamento degli impianti, il responsabile è da ricercarsi nel proprietario e/o amministratore, laddove egli non dimostri di aver fatto il possibile per evitare il cattivo funzionamento.

Uno degli obblighi ai quali l’amministratore deve rispondere è quello della verifica e manutenzione periodica (2/5 anni a seconda della tipologia) dell’impianto di terra ( e del impianto di protezione dai fulmini, ove esistente) da parte di Enti autorizzati (Organismi abilitati o ASL/ARPA). Non sono valide le verifiche effettuate da liberi professionisti o imprese installatrici. Il datore di lavoro e/o amministratore, deve conservare il verbale di verifica per poter dimostrare in caso di ispezione o di incidente sul luogo di lavoro di aver ottemperato al D.P.R. 462/2001.

In particolare, le verifiche periodiche degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche (così come quelle per gli impianti elettrici), rientrano nel D.P.R. 462/2001 e prevedono l’obbligatorietà dei controlli da parte di un ente abilitato. Nella tabella 2 vediamo quali sono le attività da eseguirsi all’atto della verifica.

 

Figura 2. Esempio di dispersori. Partendo da sinistra, in profilato a croce, a piastra modulare, a piastra semplice.
Schemi tratti da “Guida alla realizzazione dell’impianto di Terra, di G. Severi, su www.voltinum.it

 

 

TABELLA 2 – VERIFICHE PERIODICHE OBBLIGATORIE DEGLI IMPIANTI DI PROTEZIONE DA SCARICHE ATMOSFERICHE

Analisi della documentazione relativa all’impianto (dichiarazione di conformità, progetto, valutazione del rischio e precedenti verbali d’ispezione).

Esame a vista dei luoghi e degli impianti.

Misura della resistenza di terra.

Prova di continuità degli elementi dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche.

Al termine della verifica periodica l’organo si consegnerà al rappresentante legale o alla persona responsabile e all’elettricista manutentore un verbale (certificato d’ispezione) con l’esito (positivo o negativo) ed eventuali prescrizioni.

 

 

Sia per la verifica degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, sia per quelli di "messa a terra", il primo esame è quello della documentazione tecnica e dunque:

  • si controlla la presenza della dichiarazione di conformità/di rispondenza dell'impianto;
  • si verifica che la dichiarazione di conformità/di rispondenza sia inoltrata all'organo di controllo al fine di denunciare l'esistenza dell'impianto;
  • si visiona il layout/planimetria dell'azienda o del locale;
  • si visiona l'eventuale progetto e gli schemi elettrici annessi;
  • si esaminano eventuali relazioni tecniche rilasciate dall'elettricista;
  • si procede ad eventuali altri esami cartacei, variabili caso per caso.

 

Terminato l'esame documentale, si effettua un sopralluogo a vista dell'impianto al fine di portare in evidenza eventuali carenze o situazioni di pericolo e si procede, poi, ad effettuare le misure strumentali sull'impianto, sul sistema di dispersione a terra, Sui sistemi di protezione differenziale e sulla continuità verso terra delle macchine e attrezzature presenti. Con questa strumentazione si riescono a misurare tutti i parametri necessari alla sicurezza dell'impianto e tensioni di passo e contatto.

La verifica degli impianti di terra, dal punto di vista documentale e dei relativi dati tecnici, varia in base all'obbligo o meno di progetto. Vediamo, nella Tabella 3, la differenza dei documenti che il datore di lavoro (amministratore di condominio) deve mettere a disposizione del verificatore all'atto dei controllo dell'impianto.

 

TABELLA 3 – DOCUMENTAZIONE E DATI TECNICI DA PRESENTARE ALL’ATTO DELLA VERIFICA DELL’IMPIANTO DI TERRA

IMPIANTI CON OBBLIGO DI PROGETTO

Relazione tecnico-specialistica.

Dati del sistema elettrico, tipo di alimentazione ecc.

Criteri di dimensionamento dell’impianto di terra.

Misure di protezione contro i contatti diretti e indiretti.

Scelta di tipo di impianti e componenti in relazione ai parametri elettrici e condizioni ambientali.

Elaborati grafici.

Schemi elettrici (impianto di terra, ubicazione dei quadri elettrici principali e destinazione d’uso locali).

Tabelle e diagrammi di coordinamento delle protezioni (per la protezione dai guasti a terra).

Tipi di dispositivi di protezione.

Curve di intervento.

 

Per impianti più complessi, potrebbe richiedersi ulteriore documentazione.

 

IMPIANTI SENZA OBBLIGO DI PROGETTO

Elaborati grafici.

Schemi dell’impianto elettrico.

Schemi elettrici (quadri elettrici BT principali e secondari).

Schemi planimetrici (impianto di terra, ubicazione dei quadri elettrici principali e destinazione d’uso locali).

 

 

Obbligatorietà delle verifiche e responsabilità dell’amministratore

Il D.M. 37/20084 prescrive che ogni impianto elettrico debba essere accompagnato dalla “Dichiarazione di conformità alla regola dell'arte", documento rilasciato dalla ditta realizzatrice degli impianti. È necessario adeguare gli impianti esistenti in difetto di tale documentazione effettuando gli interventi necessari, come per esempio la realizzazione di un impianto di “messa a terra" qualora l'impianto ne sia sprovvisto, o l'installazione di interruttori differenziali ad alta sensibilità o di altri sistemi di protezione equivalenti. Quanto agli impianti di "messa a terra", il D.P.R. 462/20015 dopo aver abrogato gli artt. 40 e 328 del D.P.R. 547/1955 e gli artt. 2, 3 e 4 del D.M. 12 settembre 1959, ha definito nuove modalità di denuncia, di omologazione e di verifica degli impianti di messa a terra. Tuttavia, occorre precisare che non tutti gli impianti condominiali rientrano nell'applicabilità del suddetto D.P.R. in quanto lo stesso si occupa dei Soli impianti di terra installati a servizio di attività nelle quali sono presenti lavoratori subordinati.

In materia di Sicurezza Sul lavoro, Sappiamo che la legislazione impone al datore di lavoro l'incombenza di fare le verifiche periodiche sugli impianti elettrici per controllare lo stato di conservazione e di efficienza degli stessi ai fini della sicurezza. A tal proposito occorre evidenziare due aspetti importanti:

  1. l’art. 2087 cod. civ. “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro»;
  2. l’art. 86, comma 1, del D.Lgs, 81/2008 (T.U. Sicurezza) «ferme restando le disposizioni dei D.P.R.462 del 22 ottobre 2oo, in materia di verifiche periodiche degli impianti elettrici, il datore di lavoro provvede affinché i suddetti impianti elettrici, gli impianti di messa a terra, gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificane lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza».

Dal combinato disposto delle norme citate si evidenzia come, nell'ambito della sicurezza, le norme facciano riferimento a una situazione di “ambiente lavoro”. Al riguardo l'art. 2 del D.Lgs.81/2008, alla lett. c), individua come azienda «il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato» e, alla lett. t), indica come unità produttiva lo «stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all'erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale». Da tali definizioni emerge che la condizione affinché si configuri un'azienda o un'unità produttiva è necessario che nel loro ambito siano inquadrati dei “lavoratori” ovvero dei soggetti che svolgono una attività lavorativa.

 

Il condominio come luogo di lavoro

Con riferimento al condominio è chiaro che questo sarà equiparato a un’azienda nel caso in cui adibisca del personale a svolgere attività lavorativa nel proprio ambito (per esempio portiere, giardiniere, personale addetto alla pulizia o alla manutenzione ecc.), e solo allora, assumendo l'amministratore condominiale la veste di datore di lavoro, andranno rispettate le disposizioni di cui al D.Lgs 81/2oo8 in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Si ricorda, peraltro, che in materia di sicurezza, lo stesso Ministero del Lavoro6 aveva chiarito che «il datore di lavoro nei condomini, ai fini dell'applicazione degli obblighi di sicurezza, va individuato nella persona dell'amministratore condominiale protempore»7. Ebbene, una volta che abbiamo identificato nell'amministratore di condominio la figura del datore di lavoro (nel caso in cui adibisca del personale a svolgere attività lavorativa nel proprio ambito), dobbiamo applicare quanto è stato già detto in merito alla questione della verifica della messa a terra. Per meglio dire, il D.P.R. 462/2oo1 obbliga tutti i datori di lavoro a far effettuare a Organismi abilitati dal Ministero delle attività produttive le verifiche periodiche sugli impianti di terra, sui dispositivi di protezione dalle scariche atmosferiche e sugli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione. Poi, Secondo l'art.2 del D.P.R.462/2001, la messa in esercizio degli impianti elettrici di "messa a terra" e dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche non può essere effettuata prima della verifica eseguita dall'installatore che rilascia la dichiarazione di conformità ai sensi del D.M. 37/2008. La dichiarazione di conformità equivale a tutti gli effetti ad omologazione dell’impianto. In altre parole, l'amministratore di condominio, in questi casi, si trova a rivestire le funzioni di datore di lavoro committente e deve, perciò, adoperarsi affinché il "condominio luogo di lavoro" sia conforme alle norme di sicurezza e tutela della salute. Alla fine dei controlli, l'organo incaricato delle verifiche consegnerà un certificato di ispezione con l'esito della verifica e le prescrizioni per rendere sicuro e conforme l'impianto elettrico. Se invece all'interno del condominio non ci sono lavoratori, l'amministratore è esentato dall'applicazione del D.P.R. 462/2oo1, ma in caso di incidente causato dall'impianto elettrico deve dimostrare di aver fatto controllare puntualmente lo stato di salute dell'impianto elettrico, come previsto anche dalla sesta parte del CEI 64/8 e dalla legge 46/19908.

 


4 Disciplina la realizzazione e la manutenzione degli impianti elettrici, occupandosi anche di ambiti applicativi più vasti, comprendendo oltre agli impianti di produzione, di trasporto, di distribuzione e di utilizzazione di energia elettrica all’interno degli edifici, anche tutti gli altri impianti tecnologici.

5 Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche , di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi.

6 Risposta in FAQ del Ministero del lavoro.

7 Nel caso in cui nei condomini non sia presente l’amministratore, non essendone obbligatoria la nomina per essere i condomini non più di otto (Cfr. art. 1129 cod. civ. comma 1), gli stessi provvederanno a conferire ad un apposito soggetto le responsabilità previste all’art. 2, comma 1, lett. b), del D.Lgs 81/2008.

8 Cfr. www.puntoluce.net del 25 ottobre 2015. Se il condominio non ospita lavoratori, l’amministratore non è obbligato a rispettare il D.P.R. 462/2001, ma deve comunque garantire controlli periodici dell’impianto. Le norme relative alla sicurezza degli impianti elettrici (CEI 64/8 e Legge 46/90) prevedono verifiche iniziali, straordinarie e periodiche, oltre a esami a vista e prove strumentali.


 

Il condominio privo di lavoratori: diverse posizioni a confronto

Sul tema delle verifiche periodiche, in mancanza di lavoratori in condominio, il Ministero delle attività produttive9 ha precisato che in merito agli impianti di "messa a terra" di impianti elettrici, detto obbligo debba ritenersi sussistente ogni qual volta sia comunque individuabile un ambiénte di lavoro (cioè nei casi in cui si affidano, a imprese o a lavoratori autonomi, l'esecuzione di lavori o di Servizi necessari per la gestione dell'immobile, pulizia ecc.). Ad ogni modo, secondo il Ministero tale obbligo dovrebbe sussistere anche quando “non si sia in presenza – al momento – di rapporto di lavoro dipendente strictu sensu potendo tale rapporto essere instaurato anche successivamente per decisione assembleare”. La ratio legis della richiamata formazione deve infatti essere individuata nella inalienabile esigenza di garantire l'incolumità di tutti coloro che vengono chiamati, a vario titolo, a prestare la propria attività lavorativa presso un luogo ove risulti situato un impiänto elettrico. Difatti, ove si verifichino incidenti nei confronti di tali soggetti riconducibili a malfunzionamenti dell'impianto, non v'è dubbio che ne risponda il proprietario e/o amministratore salvo dimostri di avere fatto il possibile per evitare l'evento: la manutenzione e la verifica periodica dell'impianto rendono senza dubbio più concreta la possibilità di offrire tale prova liberatoria. Tali adempimenti quantomeno dimostrerebbero di avere fatto il possibile per evitare l'evento dannoso. Conclude il Ministero che «l'esigenza della tutela dell'incolumità delle persone e dei beni non possono che giovarsi delle possibilità offerte dal D.P.R. 482/2001 in tema di verifiche periodiche o Straordinarie».

Secondo altro e diverso orientamento, riscontrato da alcuni docenti universitari10, il D.P.R 462/2001 si applicherebbe solo nei luoghi di lavoro; di conseguenza l'amministratore di condominio che non si configuri come datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008, non dovrebbe effettuare le verifiche periodiche ispettive di messa a terra (biennali o quinquennali) di cui al D.P.R. 462/2001. Inoltre, a parere dell’autore, una regolare manutenzione e controllo degli impianti sarebbe auspicabile ma non obbligatoria ai sensi del D.P.R. 462/2001 salvo casi in cui il condominio abbia in carico dei lavoratori (per esempio il portiere). In virtù di quanto esposto, questa precisazione, seppur chiara, tuttavia non è esaustiva del problema in quanto lascia ancora aperta la questione in merito ai controlli in condominio in mancanza di lavoratori.

 

 

La responsabilità dell’amministratore in materia di sicurezza e le risposte della giurisprudenza

In argomento giova ricordare che l'art. 1130, comma 1, n. 4, cod. civ., pone a carico dell'amministratore l'obbligo di «compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell'edificio». Su tale aspetto la Corte di legittimità (Cass., sent. 16 ottobre 2oo8, n. 25251) ha manifestato in un'occasione un approccio rigoroso, statuendo che «la figura dell'amministratore nell'ordinamento non si esaurisce nell'aspetto contrattuale delle prerogative dell'ufficio. A tale figura il codice civile e le leggi speciali imputano doveri e obblighi finalizzati a impedire che il modo d'essere dei beni condominiali provochi danno di terzi. In relazione a tali beni l'amministratore, in quanto ha poteri e doveri di controllo e poteri di influire sul loro modo d'essere, si trova nella posizione di custode». Pertanto, si è riconosciuta una responsabilità dell'amministratore, sulla base del presupposto che questi, quale mandatario ex artt. 1130, comma 1, n. 4 e 1135 cod. civ. - il cui comma 2 prevede specificamente che «l'amministratore non può ordinare lavori di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere urgente», ha il compito di provvedere non solo alla gestione delle cose comuni ma anche alla custodia di esse, con il conseguente obbligo di vigilare affinché queste non rechino danni a terzi o agli stessi condomini. Premesso quanto esposto, a tal proposito, seppur in casi differenti dal problema in esame (messa a terra), merita una puntualizzazione sulla responsabilità dell'amministratore in materia generale di sicurezza.

 

La responsabilità dell’amministratore nel caso di omissione (Cass, sent. 23 novembre 2015m n. 46385)

Nella vicenda in esame, l'amministratore è stato condannato per il reato di lesioni colpose nei confronti dell'amministratore per non avere impedito, non predisponendo gli ordinari lavori di manutenzione del condominio, che parti di rivestimento della facciata dello stabile, cadendo, provocassero lesioni ad un minore. Ebbene, sulla scorta dell'art. 1135 cod. civ., la Cassazione ha affermato che «l'amministratore, a prescindere da specifica autorizzazione dei condomini, ha il dovere di attivarsi a tutela dei diritti inerenti le parti comuni; tuttavia, in caso di pericolo, l'amministratore non è per forza tenuto a far eseguire interventi di manutenzione, bensì semplicemente a predisporre le cautele più idonee a delimitare la zona pericolosa, per far poi deliberare l'assemblea in merito al da farsi».

Alla luce di tali principi, la Cassazione ha confermato la sentenza che aveva condannato l'amministratore di condominio perché, in un caso di evidenza di pericolo, non si era attivato in alcun modo, mentre sarebbe stato sufficiente transennare la zona sottostante la facciata da cui si erano staccate le mattonelle che hanno provocato lesioni.

 

L’esclusione della responsabilità dell’amministratore (Trib. Torino, sent. 30 dicembre 2015)

In tale vicenda il Tribunale di Torino ha assolto due amministratori di condominio imputati di omicidio colposo a seguito di un tragico evento che ha visto la morte di una giovane ragazza. Il Giudice, discostandosi dalla Procura, ha escluso la violazione della normativa in tema di salute e sicurezza sul lavoro, nonché della UNI 7697 in materia di sicurezza dei vètri. Invero, nel caso in esame, alla data dell'evento, nessun lavoratore risultava impiegato per l'espletamento di attività condominiali e, pertanto, essendo preclusa la possibilità di attribuire la qualifica di committenti (in mancanza di addetti), rimane preclusa anche la riconducibilità ai medesimi (amministratore) degli obblighi di cui all'art. 26 del D.Lgs. 81/2008. Quindi, secondo il giudicante, «la posizione di garanzia dell'amministratore di condominio è una posizione di protezione, ossia diretta a preservare i diritti dei condomini inerenti le parti comuni e l'integrità dell'edificio condominiale da tutti i pericoli che possono minacciarne l'integrità, e non una posizione di controllo, diretta a neutralizzare determinate fonti di pericolo in modo da garantire l'integrità di tutti i beni giuridici che ne possono risultare minacciati». Di conseguenza è stata esclusa la responsabilità penale dell'amministratore.

Le pronunce esposte, Seppur diverse, confermano un importante principio di diritto: «l'amministratore di condominio è titolare di una posizione di garanzia che, in presenza di situazioni di pericolo conosciute o conoscibili con ordinaria diligenza, lo obbliga ad attivarsi, dimostrando di avere ottemperato ai propri obblighi, anche in caso di assenza dei fondi di cassa, intervenendo sugli effetti, anziché sulla causa della rovina». In conclusione, l’aspetto normativo esaminato (D.P.R. 462/2001) conduce a una attenta analisi sugli obblighi dell’amministratore in caso di condominio quale “luogo di lavoro”. La questione si complica in tutte quelle situazioni in cui il condominio “non è ambiente di lavoro”. Tuttavia, dall’analisi delle citate pronunce, l’amministratore di condominio è titolare di una posizione di garanzia: ciò vuol dire che anche in quei casi in cui non vi sono espressi obblighi, sarebbe auspicabile per l'amministratore la manutenzione e il controllo degli impianti (tra questi la "messa a terra"). Difatti, in caso di incidenti riconducibili a malfunzionamento degli impianti, il responsabile (dal punto di vista oggettivo) è sempre da ricercarsi nel proprietario e/o amministratore. Su questo ricade la prova di aver fatto il possibile per evitare il cattivo funzionamento che, in presenza di situazioni di pericolo conosciute o conoscibili con ordinaria diligenza, lo obbliga ad attivarsi. Ad ogni modo, si può affermare che, dall'obbligo di cui all'art. 113o cod. civ., derivi per l'amministratore di condominio quello specifico di curare la manutenzione ordinaria anche di tutti gli impianti condominali (ivi compresi elettrici), assicurandone la conformità alla normativa di settore e la sicurezza, e curando la tenuta delle certificazioni di conformità; d'altro canto, sul piano della manutenzione straordinaria sarà tenuto ad attivarsi per rimuovere le situazioni di pericolo, agendo con la necessaria urgenza.

 

 

SICUREZZA IN CONDOMINIO

 

Cenni della normativa di riferimento

  • D.M. 37/2008: ogni impianto elettrico debba essere accompagnato dalla “Dichiarazione di Conformità alla regola dell’arte”, documento rilasciato dalla ditta realizzatrice degli impianti.
  • D.P.R. 462/2001:  ha definito nuove modalità di denuncia, di omologazione e di verifica degli impianti di messa a terra. Il medesimo D.P.R. fa riferimento soli impianti di terra installati a servizio di attività nelle quali sono presenti lavoratori subordinati.

Sicurezza/luogo di lavoro

Affinché si configuri un’azienda o un’unità produttiva è necessario che nel loro ambito siano inquadrati dei “lavoratori” ovvero dei soggetti che svolgono un’attività lavorativa.

  • Art. 2087 cod. civ.: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
  • Art. 86, comma 1, D. Lgs. 81/2008 (T.U. Sicurezza): “Ferme restando le disposizioni del D.P.R. 462 del 22.10.2001 n.462, in materia di verifiche periodiche degli impianti elettrici, il datore di lavoro provvede affinché i suddetti impianti elettrici, gli impianti di messa a terra, gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza”.

Condomini come luogo di lavoro

  • Ministero del lavoro. Con riferimento al condominio è chiaro che questo sarà equiparato ad un’azienda nel caso in cui si adibisca del personale a svolgere attività lavorativa nel proprio ambito. Pertanto il datore di lavoro nei condomini, ai fini dell’applicazione degli obblighi di sicurezza, va individuato nella persona dell’amministratore condominiale protempore.

Condominio privo dei lavoratori: diversi orientamenti.

  • Ministero delle attività produttive. Sul tema delle verifiche periodiche, in mancanza di lavoratori, tale obbligo dovrebbe sussistere anche quando non si sia in presenza – al momento – di rapporto di lavoro dipendente strictu sensu potendo  tale rapporto essere instaurato anche successivamente per decisione assembleare. L’esigenza della tutela dell’incolumità delle persone e dei beni non possono che giovarsi delle possibilità offerte dal D.P.R. 482/2001 in tema di verifiche periodiche o straorinarie.
  • Prof. Rocchina Staiano. Il D.P.R. 462/2001 si applicherebbe solo nei luoghi di lavoro; di conseguenza l’amministratore di condominio che non si configuri come datore di lavoro ai sensi del D. Lgs 81/2008, non dovrebbe effettuare le verifiche periodiche ispettive di messa a terra (biennali o quinquennali) di cui al D.P.R. 462/2001. La regolare manutenzione e controllo degli impianti, quindi, sarebbe auspicabile ma non obbligatoria.

Precedenti giurisprudenziali: la sicurezza e la responsabilità dell’amministratore

L’art. 1130, comma 1, n. 4, cod. ci., pone a carico dell’amministratore l’obbligo di “compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio”.

  1. La responsabilità dell’amministratore. Secondo la Cassazione l’amministratore, a prescindere da specifica autorizzazione dei condomini, ha il dovere di attivarsi a tutela dei diritti inerenti le parti comuni; tuttavia, in caso di pericolo l’amministratore non è per forza tenuto a fare eseguire interventi di manutenzione, bensì semplicemente a predisporre le cautele più idonee a delimitare la zona pericolosa, per far poi deliberare l’assemblea in merito al da farsi (Cass. , sent. 23.11.2015, n.46385).
  2. L’esclusione della responsabilità. Secondo il giudicante, la posizione di garanzia dell’amministratore di cond0ominio è una posizione di protezione, ossia diretta a preservare i diritti dei condomini inerenti le parti comuni e l’integrità dell’edificio condominiale da tutti i pericoli che possono minacciarne l’integrità, e non una posizione di controllo, diretta a neutralizzare determinate fonti di pericolo in modo da garantire l’integrità di tutti i beni giuridici che ne possono risultare minacciati. Di conseguenza è stata esclusa la responsabilità penale dell’amministratore. (Trib. Torino, sent. 30.12.2015).

In conclusione, alla luce dei citati orientamenti, l’amministratore di condominio è titolare di una posizione di garanzia che, in presenza di situazioni di pericolo conosciute o conoscibili con ordinaria diligenza, lo obbliga ad attivarsi, dimostrando di aver ottemperato ai propri obblighi, anche in caso di assenza dei fondi di cassa, intervenendo sugli effetti, anziché sulla causa della rovina.

 


9 Ministero delle attività produttive con le note del 25 febbraio 2005 e del 15 marzo 2005.

10 Prof. Rocchina Staiano, Docente di Diritto della previdenza e delle assicurazioni sociali ed in Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro all’Università di Teramo, “Amministratore di Condominio e verifiche di messa a terra”  in www.insic.it del 6 maggio 2015.

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