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FAQ - Nomina dell'Amministratore, durata dell'incarico e rinnovo (approfondimento)

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Chiarimenti in merito l'Art. 1129 comma 10 del Codice Civile


LEGGE 220/2012 "Articolo 1129 comma 10 del Codice Civile Nomina dell'amministratore, durata dell'incarico e rinnovo"

 

La nuova stesura dell'art. 1129 c.c. ha espressamente previsto, al quindicesimo comma, il richiamo alla disciplina sul mandato per quanto concerne la disciplina giuridica da applicare al rapporto contrattuale intercorrente tra l'amministratore e il condominio che lo ha nominato.
Sono sicuramente applicabili le norme che disciplinano il contenuto del mandato (art. 1708 c.c.), la presunzione di onerosità del mandato (art. 1709 c.c.), l'obbligo di diligenza in capo all'amministratore mandatario (art. 171O c.c.), i limiti del mandato (art. 1711 c.c.), le obbligazioni del mandante (art. 1719 c.c.), nonché infine i casi di estinzione del mandato, mentre di dubbia applicazione sono le norme che regolano il mandato collettivo (art. 1716 c.c.), il submandato (art. 1717 c:c.), nonché le norme in tema di revoca del mandato all'amministratore per la quale l'art. 1129 c.c. ha previsto una disciplina specifica.


Il nuovo decimo comma dell'art. 1129 c.c. conferma la durata annuale dell'incarico, con la precisazione però che questo "si intende rinnovato per eguale durata" annuale, fatta salva l'eventuale revoca a opera dei condomini sa assumersi con la stessa maggioranza di cui all'art. 1136, secondo comma, c.c., prevista per la sua nomina, come prescritto dal successivo undicesimo. Il comma in esame stabilisce altresì che l'assemblea convocata per la revoca dell'incarico o per la ratifica delle dimissioni dell'amministratore debba provvedere alla nomina di un nuovo amministratore: la previsione si giustifica con la motivazione di evitare vacanze di gestione e responsabilizza l'assemblea, che deve immediatamente provvedere alla nuova nomina senza alcuna soluzione di continuità.
La versione apparentemente neutra del nuovo decimo comma dell'art. 1129 c.c. nella parte in cui conferma la durata annuale dell'incarico dell'amministratore e ne prevede il tacito rinnovo, non sembra, a prima lettura, fare emergere le rilevanti novità apportate al regime giuridico da applicare alla perpetrazione dell'incarico gestorio dell'amministratore di condominio rispetto alla precedente disciplina giuridica ante riforma.
Infatti, se prima della riforma sopra enfatizzata l'incarico dell'Amministratore durava un anno e necessitava, ai fini della sua prosecuzione, di una ulteriore nomina con la maggioranza prevista dall'art.1136, secondo comma, c.c., con la nuova versione non ci sarà più bisogno di una conferma apposita dell'amministratore nell'incarico in precedenza ricevuto, atteso che, in mancanza di alcuna decisione sul punto a opera del consesso assembleare annualmente convocato, il mandato si intenderà rinnovato per l'anno successivo. L'ordine del giorno a corredo dell'avviso di convocazione assembleare non recherà più apposito punto rubricato "nomina amministratore e suo emolumento" ma, eventualmente, la dicitura "revoca amministratore": probabile anche che l'ordine del giorno a corredo dell'avviso di convocazione assembleare non indicherà più nulla in proposito, proprio in conseguenza dell'introduzione del nuovo meccanismo di rinnovo tacito dell'incarico.


Viene meno dunque l'istituto della prorogatio dei poteri gestori, che operava nel caso in cui l'amministratore restava in carica pur in assenza di una regolare nomina con le maggioranze di cui all'art. 1136, secondo comma, c.c.
Non occorrerà, pertanto, che i condomini votino per la riconferma dell'amministratore che aveva sin a quel momento svolto l'incarico, salva la possibilità di revoca in ogni tempo - quindi anche in una successiva assemblea - con la stessa maggioranza prevista per la sua nomina, vale a dire con il voto favorevole dei condomini che rappresentano la maggioranza degli intervenuti all'assemblea e almeno la metà del valore dell'edificio come stabilito dall'art. 1136, secondo comma, c.c.
Si è in precedenza messo in risalto il fatto che il Legislatore abbia introdotto con l'art. 1129, decimo comma, c.c. il nuovo meccanismo del rinnovo tacito dell'incarico dell'amministratore che ha reso superflua ogni determinazione, aopera dell'assemblea dei condomini, riguardante la nomina espressa o la riconferma dell'amministratore in carica, salva comunque la possibilità della revoca in presenza della maggioranza di cui all'art. 1136, secondo comma, c.c.: si ritiene pertanto che in sede di convocazione annuale dell'assemblea dei condomini l'ordine del giorno a corredo dell'avviso di convocazione assembleare non recherà più un apposito punto rubricato "nomina amministratore e suo emolumento", ma, eventualmente, la dicitura "conferma o revoca amministratore" oppure non indicherà più nulla in argomento, essendo comunque liberi i condomini di richiedere una successiva convocazione per la revoca dell'amministratore in carica. C'è da chiedersi se l'assemblea, nonostante l'ordine del giorno non sia stato corredato da apposito punto relativo alla eventuale revoca dell'amministratore, possa ciononostante provvedere in tal senso: a tale domanda pare debba darsi risposta negativa in quanto l'assemblea non può deliberare su un punto non posto all'ordine del giorno, salvo il caso dell'assemblea totalitaria, dovendo i condomini che vogliono deliberare la revoca dell'amministratore in carica decidere in un'altra assemblea all'uopo indotta.
Ribadito l'ancoraggio della disciplina del rapporto tra amministratore e condominio
nell'orbita del contratto di mandato, rilevante si è palesata l'introduzione del meccanismo del rinnovo tacito dell'incarico dell'amministratore allo scadere dell'anno che ha reso superflua ogni determinazione assembleare riguardante la nomina espressa o la sua riconferma, salva comunque la possibilità di revoca in presenza della maggioranza di cui all'art. 1136, secondo comma, c.c.: il sensibile rafforzamento della stabilità della figura dell'amministratore è stato controbilanciato dall'aumento dei casi cosiddetti "di revoca titolata" in cui il condomino possa ottenere la revoca giudiziale, anche se a una prima valutazione può dirsi che, salvi i casi di omissioni o errori macroscopici da imputare alla sfera soggettiva dell'amministratore, sarà abbastanza difficile per un condominio di grandi dimensioni in cui i singoli partecipanti detengano minimi quote millesimali raggiungere la maggioranza di legge per poter licenziare il proprio organo gestorio.
Per quanto concerne, infine, il caso del rinnovo della nomina, si ritiene possa bastare, al fine di impedire la declaratoria di nullità della riconferma, il richiamo alla precedente misura dell'emolumento, con la eventuale previsione di aumento percentuale o l'aggiunta di ulteriori voci di costo.
La spiegazione sintetica, in diritto, della durata annuale dell'incarico dell'amministratore e del rinnovo automatico per eguale durata, da cui deriva la facoltà, ma non l'obbligo, di porre all'ordine del giorno dell'assemblea il rinnovo (automatico) dell'incarico alla prima scadenza, è la seguente.

A norma dell'art. 1129 comma 10 c.c., "l'incarico di amministratore ha durata di un anno e si intende rinnovato per eguale durata".

Conseguentemente, in mancanza di dimissioni dell'amministratore o di revoca da parte dell'assemblea, l'incarico dell'amministratore si rinnova automaticamente per un anno, con il medesimo compenso dell'anno precedente.

Riassumendo e allo scopo di fare chiarezza su un argomento che spesso viene interpretato a seconda della propria convenienza, si può affermare che ricorre l’obbligo di convocazione dell’assemblea, da parte dell’amministratore, nelle seguenti ipotesi:

  1. annualmente, per l’approvazione del rendiconto condominiale di cui all’art.1130 bis c.c.

  2. su richiesta da parte dei condomini a norma dell’art.1129 comma 11 c.c. e dell’art.66 comma 1 disp. Att. C.c.

 

*******

Si deve quindi concludere che non si rinviene nelle norme vigenti l’obbligo di convocazione annuale dell’assemblea per la nomina dell’amministratore.

Pertanto, in virtù del disposto dell’art.1129 comma 10 c.c., in mancanza di dimissioni, di revoca o di nomina di un altro amministratore, deve ritenersi automatica la rinnovazione dell’incarico annuale per eguale durata, con la conseguente conferma dell’amministratore stesso, attraverso la costituzione di un nuovo vincolo giuridico identico al precedente.

 

*******

La norma in esame, introdotta dalla riforma di cui alla legge n. 220/2012, disponendo la rinnovazione automatica di anno in anno dell’incarico dell’amministratore, quale mandatario del condominio, permette di garantire la continuità della gestione nell’interesse del condominio.

La medesima norma, tenendo conto della natura particolare del rapporto contrattuale che si instaura tra l’amministratore e il condominio, basato essenzialmente sulla fiducia e sul consenso dell’assemblea, accorda, altresì, all’assemblea di condominio la libertà di non rinnovare la fiducia all’amministratore mediante la revoca e la nomina di un altro soggetto, e consente all’amministratore, quale mandatario, di rinunciare all’incarico attraverso le dimissioni.

Nell’ipotesi di rinnovazione automatica dell’incarico e conseguente conferma della nomina, troveranno applicazione i commi 2 e 14 dell’art.1129 c.c.

Nell’ipotesi di dimissioni si determina la cessazione dell’incarico, disciplinata dall’art. 1129 comma 8 c.c., che comporta l’obbligo di “eseguire le attività urgenti al fine di evitare pregiudizi agli interessi comuni senza diritto di ulteriori compensi”, fino alla nomina del nuovo amministratore.

 


 

IL RINNOVO AUTOMATICO DELL’AMMINISTRATORE

 

A compimento delle argomentazioni di cui sopra, si trascrive il prezioso commento dell’Avvocato Paolo Gatto.

 

Ci si chiede in dottrina se l'istituto del rinnovo automatico dell'amministratore introdotto dalla riforma del condominio si avvicini al modello del rinnovo automatico del contratto di locazione (rapporto di durata) piuttosto che al rinnovo automatico del contratto proprio del sistema del codice civile; nel primo modello, infatti, il rinnovo è avulso da connotazioni volontaristiche, mentre nel secondo rispecchia una volontà concludente delle parti. Invero, la ratio del rinnovo automatico in mancanza di disdetta, nelle locazioni, trae origine dalla imperatività della legge, nel momento in cui non solo Sanziona con la nullità le clausole dirette ad una durata minore del rapporto, ma richiede altresì una volontà espressa, da manifestarsi in forma vincolata, ed incompatibile con la prosecuzione del rapporto; tanto è che la giurisprudenza della Cassazione è orientata nel senso della nullità della clausola contrattuale che disponga, in deroga alla legge, la risoluzione del rapporto alla scadenza del termine anche in assenza di disdetta.

 

Il rapporto che lega amministratore e condomini, invece, non risponde ad esigenze di interesse pubblico e ciò, soprattutto, in relazione alla sua stabilità.

 

A ben vedere, peraltro, il rapporto tra amministratore e condomini non è neppure assimilabile ad un rapporto contrattuale, come ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 14930 del 13 giugno 2013 dove la Corte è pervenuta alla Conclusione che questo speċifico rapporto di mandato non ha una fonte contrattuale, ma trova la sua regolamentazione iniziale nell’investitura dell'assemblea.

 

Se si esamina il rapporto di mandato fra amministratore e condomini si nota immediatamente che ci si trova in presenza di un istituto speciale. Che la parte dinamica (parte relativa agii organi e agli atti che da essi provengono) della normativa condominiale costituisca una normativa particolare, con propri principi, lo ha già affermato la Cassazione in diverse fattispecie, quali la specialità del decreto ingiuntivo ai sensi dell'art. 63 disp, att. c.c, che, secondo le sezioni unite, deroga al principio generale della inesecutività del titolo ed è in stretta dipendenza con l'efficacia della delibera, Allo stesso modo, anche in relazione al rapporto che lega i condomini con l'amministratore, questo presenta proprie peculiarità ed è inserito in un sistema che, per certi versi, possiede regole specifiche e specifici principi.

 

Innanzitutto, il rapporto presenta la peculiarità di non integrare un sinallagma paritario; la nuova legge, infatti, non ha modificato la norma che conferisce all'assemblea il potere di revocare ad nutum, senza giusta causa o giustificato motivo, l’amministratore solo per il venir meno della fiducia; tale presupposto postula che l’eventuale scadenza del mandato senza “disdetta” non possa costituire, per l’amministratore, una sorta di diritto acquisito a gestire per l’anno successivo in quanto questi è sempre sostituibile ed integrando, la suddetta sostituzione, un diritto potestativo in capo ai condomini, no è neppure ipotizzabile una qualsivoglia forma di risarcimento o indennizzo

 

Inoltre è da rilevare che il rapporto, in precedenza, era contraddistinto dal regime della "prorogatio" regime che, senza dubbio, era stabilito a favore della comunità condominiale e non a favore dell'amministratore, per cui è principio insito nella normativa condominale che sia necessaria la presenza di un amministratore anche qualora l'assemblea non abbia provveduto alla legittima nomina

 

Il principio che sottende alla fattispecie del rinnovo automatico deve individuarsi, pertanto, non in un rinnovo contrattuale, quanto nella centralità dell'assemblea nel senso che questa, quale espressione della volontà dei condomini, disponga la nomina, la conferma o la revoca dell'amministratore in piena libertà, senza che questi p08sa pretendere altro se non il compenso per il lavoro svolto fino a quel momento.

 

Da quanto sopra discende che non è ipotizzabile una forma di disdetta in quanto, in ragione della sua peculiarità, il rapporto non si rinnova in concomitanza alla scadenza del periodo (come in un qualsivoglia rapporto di durata) ma solo allorché (e anche successivamente alla scadenza del mandato) l'assemblea non si pronunci in senso incompatibile al rinnovo.

 

La prima questione pratica che, pertanto, ci si pone è quella se l’amministratore in carica sia tenuto, in ,mancanza di espressa richiesta, ad inserire all'ordine del giorno, alla scadenza del suo mandato, la sua riconferma o la nomina di un nuovo amministratore, Ragionando in termini interpretativi letterali, l'art. 1129 c.c. nel momento in cui prevede che, in caso di nomina o di riconferma, l'amministratore sia tenuto a fornire i propri dati e a comunicare il suo preventivo di spesa, porta a ritenere che  l'amministratore sia, in ogni caso, tenuto a portare l'argomento all'ordine del giorno; alla suddetta conclusione, peraltro, si giunge altresì ragionando nei termini sistematici di cui sopra. Effettivamente, la prima stesura approvata al Senato prevedeva là durata biennale della carica; la suddetta norma era stata voluta da alcune associazioni di amministratori ed era stata formułata proprio allo scopo di avvantaggiare l'amministratore, assicurandogli una durata maggiore della carica; l’eliminazione dell'enunciato, peraltro, risulta conforme allo spirito della legge ed al principio di centralità dell'assemblea. La ratio della legge, pertanto, non è tanto quella di avvantaggiare l'amministratore con una durata maggiore del rapporto ma, semmai, quella di garantire una continuità della gestione (prima assicurata dalla prorogatio) in mancanza di una decisa volontà contraria diretta alla nomina di un altro rappresentante; il nuovo istituto può definirsi un'alternativa all'istituto giurisprudenziale della prorogatio, che presentava il difetto di non garantire una gestione piena ed incondizionata e permetteva la nomina di un terzo sconosciuto da parte del Tribunale. Interpretando in questo senso si potrebbe affermare che, dopo le parole “...si intende rinnovato per egual periodo", siano aggiunte le parole “...salvo che l'assemblea non disponga altrimenti".

 

Ragionando nei termini anzidetti ne discende l'obbligo, per l’amministratore, di inserire all'ordine del giorno la nomina o conferma dell'amministratore ogni anno,

 

Un altro motivo per il quale si deve ritenere sussistere il suddetto obbligo è il dovere, per l'amministratore di rendere il conto della propria gestione ogni anno; la durata annuale della carica e la resa annuale del conto, previste nell’eguale periodo, non sono una coincidenza. Il rendiconto non è un atto del tutto estraneo alla fiducia; esiste un termine anglosassone, difficilmente traducibile in italiano, il termine "accountability" che lega il dovere di rendere il Conto della propria gestione alla permanenza in una posizione fiduciaria; il termine porta a fare coincidere l’approvazione della propria gestione con la successiva fiducia a ricoprire una determinata carica. La circostanza che la normativa continui a prevedere, anzi, rafforzi con ulteriori precisazioni, l'obbligo per l'amministratore di rendere il conto della propria gestione è collegata direttamente alla fiducia dell'assemblea e, conseguentemente, alla sua permanenza nella gestione del caseggiato. A questo punto, parrebbe che la pronuncia sopra richiamata, che nega la sussistenza di un contratto, configuri il rapporto accostandolo ai mandati di tipo “politico" dove l’unico requisito che Consenta al mandatario di restare al suo posto è la fiducia, intesa in senso più politico che giuridico,

 

Un’altra questione pratica è costituita dalia domanda se il rinnovo avvenga una sola volta, poi sia necessaria una nuova nomina espressa, o il rinnovo si perpetui di anno in anno sine die. Nel silenzio della legge deve optarsi per la seconda ipotesi.

 

Partendo, infatti, dal presupposto della centralità dell'assemblea, e della conseguente irrilevanza degli interessi ad una più lunga permanenza da parte dell'amministratore è da ritenere che, mentre un rinnovo biennale apporti benefici per lo più a quest'ultimo, un sistema che si configuri quale rinnovo automatico di anno in anno (salvo decisione contraria dell’assemblea) sia, invece, diretto a garantire una maggiore contiņuità nella gestione ad evitare rinnovi ad interim o lacune temporali nella gestione, con conseguenti ricorsi al Tribunale,

 

Deve ritenersi pertanto che, nel momento in cui si arrivi alla discussione della nomina dell'amministratore, qualora non ci sia un altro candidato, non si proceda neppure alla votazione; qualora, invece, ci siano candidati, ma nessuno (compreso l'amministratore uscente) raggiunga la maggioranza qualificata, l'uscente rimarrà amministratore a pieno titolo e non solo in regime di prorogatio.

 

La descrizione della fattispecie normativa può, pertanto, riassumersi come segue:

  1. L’istituto del rinnovo automatico non presenta caratteristiche analoghe ai rinnovi contrattuali "salvo disdetta" atteso che il criterio che governa la fattispecie non è né la volontà presunta delle parti o la durata, né un’esigenza di stabilità a favore dell'amministratore, bensì la volontà dei condomini espressa attraverso l’assemblea, sulla base del principio della sua centralità nella normativa condominiale;
  2. È, di conseguenza, estraneo alla fattispecie l’istituto della "disdetta" atteso che l'assemblea detiene sempre il potere di nominare un nuovo amministratore (anche a scadenza del termine di rinnovo avvenuto), per cui l’unico fatto rilevante è la circostanza che l'assemblea non si pronunci con (Ina nuova nomina secondo maggioranza qualificata.
  3. La norma deve intendersi proclamare ..."si intende rinnovato per eguale durata, salvo che l'assemblea non disponga altrimenti" e ciò allo scopo di garantire continuità della gestione, ma contemporanea piena libertà, per il Corpo collegiale, di rinnovare o meno la fiducia;
  4. L'amministratore è tenuto ogni anno a presentare la sua candidatura in quanto sia previsto il suo obbligo di comunicare i dati ed il costo della prestazione ma, soprattutto, in ragione della circostanza che egli non abbia alcun diritto alla stabilità, ma la sua permanenza sia legata esclusivamente alla fiducia, che deve essere Valutata alla fine di ogni gestione;
  5. Il rinnovo non si limita ad un solo periodo ma è sine die, al fine di evitare discontinuità nella gestione in assenza di una precisa volontà di cambiamento.

 

A conferma delle argomentazioni di cui sopra vedesi
• sentenza del Tribunale di Milano del 02.10.2015 il quale ha ritenuto che «l’omesso inserimento all’ordine del giorno dell’assemblea della nomina dell’Amministratore è conforme alla nuova disciplina del condominio». 
• Cassazione civile Sezione II 04.02.2016 N. 2242 (RV-638829).

MERITA MOLTA ATTENZIONE LA SENTENZA DI APPELLO DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI BOLOGNA TERZA SEZIONE N.11267/2017, CHE SI TRASCRIVE E CHE CONFERMA QUANTO SOPRA ESPOSTO.

 

Sentenza n. 20322/2018 pubbl. il 29/03/2018

RG n. 11267/2017

Repert. N. 1759/2018 del 30/03/2018

 

 

N.R.G. 11267/2017

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TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZASEZIONE CIVILE

VERBALE DELLA CAUSA N. 11267/2017 R.G.

tra

STUDIO “A”

APPELLANTE

e

CONDOMINIO “B”

APPELLATO

 

Oggi 29 marzo 2018 ad ore 12,30 innanzi al dott. Anna Maria Drudi, sono comparsi:

Per STUDIO “A” l’avv. …………………….., il quale conclude come da foglio di precisazione delle conclusioni depositato telematicamente in atto di appello..

 

Per CONDOMINIO “B” l’avv. ……………….., il quale conclude come da comparsa di costituzione in appello.

 

Dopo breve discussione orale, il Giudice pronuncia sentenza ex art.281 sexies c.p.c. dandone lettura ad ore 15.

                                                       

Il Giudice

                                                        Dott. Anna Maria Drudi

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

TERZA SEZIONE CIVILE

 

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Anna Maria Drudi ha pronunciato ex art. 281 sexies c.p.c. la seguente

 

SENTENZA

nella causa civile di II Grado iscritta al N. 11267/2017 R.G.

 

promossa da:

STUDIO “A”, con il patrocinio dell’avv. ………………… elettivamente domiciliato in VIA ……………  BOLOGNA presso il difensore avv. …………….

APPELLANTE

contro

CONDOMINIO “B”, con il patrocinio dell’avv. …….., elettivamente domiciliato in VIA ……………. BOLOGNA presso il difensore avv. ………………….

 

APPELLATO

 

 

 

CONCLUSIONI

 

Le parti hanno concluso come a verbale d'udienza.

 

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

 

 

Premesso in fatto che:

- con citazione 4.7.2017 STUDIO “A” ha proposto tempestivo appello avverso la sentenza N. 2003 depositata il 7.6.2017 con la quale il Giudice di Pace di Bologna - decidendo in ordine all'opposizione proposta dal CONDOMINIO “B” avverso il Decreto Ingiuntivo per € 1.246,35 ottenuto da STUDIO “A” per il pagamento delle proprie competenze di Amministratore antecedenti e successive alla revoca del mandato di cui all'assemblea 12.5.2016 - revocava il O.I. con condanna dell'opposto alle spese di lite;

- riteneva, in particolare, il primo giudice che: a) quanto al diritto al compenso annuale, in assenza di esplicita delibera di nomina con determinazione del compenso, sulla base dell'art. 1129, _ 14° comma, c.c., andava esclusa una valida determinazione dello stesso con la mera approvazione del bilancio ove risulti presente la voce "compenso amministratore"; b) quanto al compenso per il passaggio delle consegne al nuovo amministratore, lo stesso era escluso dall'art. 1129, 8° comma, c.c.; inoltre l'appendice [allegata al rendiconto consuntivo 2015 approvato e contenente detta voce] era nulla perché vessatoria e non "espressamente" approvata; né poteva esaminarsi la questione dell'onerosità dell'attività prestata perché non oggetto di domanda e comunque con riferimento alla violazione dell'art. 1130-bis c.c. in quanto il consuntivo 2015 appariva “essere più un tariffario dell’amministratore che un rendiconto di gestione”

- l'appellante lamentava l'erroneità di detta decisione: 1) quanto a sub a) per errata interpretazione dell'art. 1129, 10° e 14 ° comma, c.c., prevedente rinnovo tacito sine die dell'amministratore, ed essendo stato, nel caso, sempre annualmente approvate le voci del suo compenso (in apposita appendice ai bilanci consuntivi); 2) quanto a sub b) in ragione di detta espressa approvazione, non avendo il primo giudicante tenuto conto della derogabilità del disposto di cui all'8° comma dell'art. 1129 cit.;

- si è costituito il CONDOMINIO deducendo preliminarmente, per quanto qui ancora di rilievo, l'inammissibilità ex art. 345 c.p.c. delle circostanze nuove dedotte in sede di appello rispetto a quanto allegato nel ricorso per Decreto Ingiuntivo nonché ex art. 342 n. 1 c.p.c.; nel merito contestando il gravame; ex art. 346 c.p.c. riproponendo espressamente la domanda - sulla quale il GdP aveva omesso di pronunciare - di accertamento dell'inesistenza e/o nullità della nomina ad amministratore dello Studio Studio A per gli esercizi 2014-2015 e 2016;

- Dopo la prima udienza di trattazione 'in data 7.12.2017, la causa è transitata immediatamente alla presente fase decisoria, che si espleta anche in assenza del fascicolo d'ufficio di primo grado, ritualmente richiesto, ma ad oggi non ancora trasmesso dalla competente Cancelleria del GdP e, tuttavia, da ritenersi non indispensabile alla decisione;

 

osserva:

 

Va preliminarmente disattesa la domanda di inammissibilità dell'appello ex art. 342 n. 1 c.p.c. poiché l'atto introduttivo risulta chiaro nell'individuare anche i passaggi motivazionali contestati.

Nel merito, pare opportuno, a fini di chiarimento della vicenda in fatto, evidenziare che, come pacificamente documentato, l'ultima nomina formale ad amministratore del Condominio appellato dello Studio Studio A risale all'assemblea ordinaria del 22.4.2013 .. rispetto all'esercizio (per anno solare) 2013; assemblea che provvedeva anche all'approvazione del consuntivo dell'anno precedente e del preventivo dell'anno in corso, mentre le successive assemblee ordinarie 3.4.2014 e 17.4.2015 avevano unicamente tale contenuto, nulla disponendo espressamente in ordine al rinnovo/conferma dell'incarico; analogamente l'assemblea ordinaria del 12.5.2016, alla quale allo Studio A è stato formalmente "revocato" l'incarico con nomina di nuovo amministratore.

È, altresì, documentato che tutti i rendiconti consuntivi approvati in dette assemblee erano corredati da una "appendice" indicata come "parte integrante del rendiconto", contenente (oltre a quanto infra) la distinta dei compensi dello Studio A, anch'essa formalmente approvata.

 

Ciò posto e in estrema sintesi, secondo la tesi del Condominio, in assenza di delibere di rinnovo/conferma alle assemblee successive, ai sensi del 10° comma dell'art. 1129 c.c. l'incarico dello Studio “A” sarebbe ineluttabilmente scaduto il 31.12.2013, con conseguente "inesistenza" di successivi atti di nomina o comunque "nullità" degli stessi - in entrambi i casi senza diritto a compenso ex art. 1129, 8° comma, c.c. - anche in ragione della formale mancata accettazione dell'incarico e dell'analitica indicazione del compenso, come prescritto dall'art. 1129, 14° comma, c.p.c., con la specificazione che lo stesso va approvato dall'assemblea al momento della nomina e ad ogni rinnovo e non ex post al momento dell'approvazione del rendiconto dell'amministratore.

A fronte di ciò – e con mere difese alla tesi di cui in premessa ed in ogni caso frapposte fin dal giudizio dì 1 ° grado (con conseguente infondatezza delle eccezioni di inammissibilità ex art. 345 di parte appellata) - sostiene, di contro,

Studio “A” che il disposto di cui all'art. 1129, 10° comma, c.c. consentirebbe l'istituto della nomina "tacita", senza necessità di porre tale incombente all'ordine del giorno, e che, nel caso, annualmente l'assemblea avrebbe formalmente approvato i compensi contenuti nell'indicata e mai modificata appendice al rendiconto (di cui il primo giudicante non avrebbe tenuto conto) .

 

Com’è evidente, la presente causa ripropone innanzitutto l'ormai annosa questione interpretativa del novellato art. 1129, 10° comma c.c., che, confermando la durata annuale dell'incarico di amministratore, con formulazione del tutto equivoca ha disposto che lo stesso "si intende rinnovato per eguale durata. L'assemblea convocata per la revoca o le dimissioni delibera in ordine alla nomina del nuovo amministratore".

La tesi prevalente è quella dell'automaticità del primo rinnovo e della cessazione, altrettanto automatica, dell'incarico al termine del secondo anno, con conseguente non necessità di porre la questione all'ordine del giorno, anche se soltanto per il primo rinnovo biennale (Trib. Milano 7.10.2015; Trib. Cassino 21.1.2016). Successivamente dovendosi far riferimento, parrebbe, all'istituto della prorogatio imperii, ma limitata agli atti urgenti e senza compenso, di cui a11'8° comma dell'art. 1129 cit. (Trib. Brescia ord. 15.5.2016).

Altra tesi, facendo leva sull'indeterminatezza di detto meccanismo di rinnovo propone che il mandato continuerebbe tacitamente anno dopo anno, sempre salvo revoca (Cfr. Corte Appello Venezia ord. 14.1.2015, che, tuttavia, definisce come automatica la permanenza in carica dell'amministratore condominiale in tutti i casi in cui, per qualsiasi motivo, non venga nominato altro soggetto), con conseguente conferma dell’istituto della prorogatio imperii senza limiti ai poteri amministrativi e, ovviamente, al diritto al compenso, quale istituto elaborato dalla giurisprudenza sotto il vigore dell’originaria formulazione dell'art. 1129 c.c. per assicurare la "continuità" dell’”Ufficio” nella presunzione di conformità alla volontà dei condomini e nell'interesse del Condominio a detta continuità dell'amministrazione.

 

Orbene, pare a questo giudice che una prima lettura letterale della norma in questione consenta comunque di affermare l'automaticità del primo rinnovo, implicitamente esteso alle pregresse condizioni economiche (come qui non contestato): l'espressione "si intende rinnovato" effettivamente non può che leggersi nel senso che, in assenza di revoca o dimissioni, l'incarico, nel suo complesso, è rinnovato alle medesime condizioni per un altro anno, anche in assenza di formale "conferma" dell'assemblea condominiale.

 D'altra parte lo stesso 10° comma dell'art. 1129 cit. prevede solo l'ipotesi dell'assemblea convocata per la revoca o le dimissioni con conseguente nomina di nuovo amministratore e, a norma dell'art. 1130, 1 ° comma, n. 1, l'obbligo della convocazione annuale è obbligatoria solo "per l'approvazione del rendiconto condominiale di cui all'art. 1130 bis".

 Ne consegue che - indiscussa l'applicabilità del novellato art. 1129 c.c. anche al rapporto già in corso e per cui è causa - nel caso di specie il rapporto di mandato deve qui intendersi "rinnovato" automaticamente quanto meno per l'anno 2014, disattendendosi con ciò, in ogni caso, la domanda di inesistenza della nomina di amministratore riproposta da parte appellata per detta annualità.

 

 Resta da verificare per il 2015 la prospettata ipotesi del rinnovo e/o conferma c.d. taciti, ma pur sempre di pertinenza dell'assemblea dei condomini, unitamente alla "retribuzione", in forza dell'art. 1135, 1 ° comma, n. 1 c.c.

 

Ritiene questo giudice, in accordo con le allegazioni di parte appellante, che non vi siano motivi, anche nell’ambito della novellata disciplina condominiale, per negare ingresso nella materia di discussione alla possibilità che la conferma dell’amministratore, al pari dell’accettazione della stessa, avvenga tacitamente, così come, con principio di carattere generale (che prescinde dalla collocazione temporale della fattispecie decisa in epoca anteriore alla novella) e all’esito di partito esame dell’art. 1392 c.c., ha recentemente statuito anche la Suprema Corte con sentenza 2242/2016, ammettendo che la procura amministrativa possa essere anche verbale o tacita, ovvero desunta da comportamenti concludenti. Ciò tanto più ove, come nel caso, vi sia stata anche una iniziale formale investitura per espressa delibera assembleare.

 

E, nel caso non può dubitarsi che tale delibera tacita di conferma dell’incarico amministrativa vi sia stata.

Al di là, infatti, del rilievo, qui irrilevante, di conformità al deposito dell’art. 1130 bis c.c. dei rendiconti annuali predisposti da Studio “A” resta il fatto che di essi si faceva parte integrante l’”appendice” contenente non solo le condizioni economiche del rapporto Condominio/Amministratore, ma anche altri significativi elementi e, fra questi, dopo il richiamo al disposto di cui all’art. 1129, 10° comma, c.c., l’indicazione per cui “conseguentemente, in mancanza di dimissioni dell’amministratore o di revoca da parte dell’assemblea, l’incarico di amministratore si rinnova automaticamente per un anno, con il medesimo compenso dell’anno precedente …”; condizione rinnovata di anno in anno ad esplicita adesione della tesi della conferma sine die dell’amministratore, salvo revoca o dimissioni.

E tale “appendice”, come detto, è stata espressamente approvata dai condomini all’assemblea ordinario 17.4.2015, che – non procedendo alla revoca dell’Amministratore – ha, dunque, indirettamente/tacitamente anche deliberato per la conferma dello stesso alle stesse condizioni economiche dell'anno precedente, comunque in appendice riportate in modo invariato.

A fronte di quanto in premessa ogni diversa interpretazione sarebbe necessariamente contraria a buona fede nell'esecuzione del contratto (art. 1375 e.e.) essendo pacifico che fino alla revoca effettivamente esercitata nell'anno successivo, i condomini hanno sempre considerato lo Studio “A”. quale organo amministrativo formalmente in carica (sul punto V. anche infra).

Non può, dunque, essere messo in dubbio che anche per il 2015 l'attività dello Studio “A”, nei termini di cui in premessa, sia stata sorretta da delibera assembleare, con ogni conseguente effetto di rigetto della riproposta domanda dell'appellata di accertamento dell'inesistenza di delibera anche per detta annualità.

 

È poi indubbio che detto accertamento non si pone per l'annualità 2016 posto che l'assemblea ordinaria del 12.5.2016 ha provveduto alla revoca dell'Amministratore con contestuale nomina di altro soggetto; per detta annualità (ma con le specificità di cui infra) essendo, infatti, effettiva l'inesistenza di una delibera di nomina/conferma, il cui accertamento formale, peraltro, è privo di interesse alcuno ex art. 100 c.p.c. come di seguito.

Posta, invero, la sussistenza di una delibera di conferma dell'incarico amministrativo per tutto il 2015 è, sotto questo profilo, pregiudiziale decidere se vi sia coincidenza fra scadenza del termine del mandato (nel caso 31.12.2015) ed effettiva cessazione dell'incarico.

La risposta negativa è stata condivisibilmente offerta da dottrina pressoché unanime, che, partendo dal principio di presunzione all'interesse del Condominio della continuità dell'Ufficio, ha altresì posto in evidenza la palèse contraddizione della tesi della coincidenza dei precisati eventi con: a) l'art. 1130 n. 10 c.c., secondo 11 quale l'amministratore deve redigere I rendiconto annuale 

e convocare l'assemblea per la relativa approvazione entro 180 giorni dalla chiusura della gestione, con ovvio esercizio, per tutto tale periodo, delle attribuzioni ordinarie ex art. 1130 c.c. e non di quelle limitate agli atti urgenti

senza compenso ex art. 1 ·129, 8° comma, c.c.; b) con tale ultimo disposto ove si prevede che alla cessazione dell'incarico l'amministratore sia obbligato alla consegna della documentazione afferente Condominio e condomini.

Appare, infatti, evidente che ove vi fosse coincidenza fra cessazione dell'incarico e cessazione dell'attività amministrativa: quanto a sub a), onde non rischiare medio tempere, da un lato la sostanziale carenza di poteri amministrativi pieni e, dall'altro lato, di iniquamente espletare attività amministrativa gratuita, l'amministratore dovrebbe farsi confermare quanto meno nell'imminenza della cessazione dell'incarico, il che si tradurrebbe nell'obbligo di convocare almeno due assemblee annue (l'una per la conferma dell'incarico amministrativo, l'altra per l'approvazione del rendiconto), in significativo contrasto con l'art. 1130 n. 1 O cit.; quanto a sub b) alla data formale di scadenza del mandato, in assenza di nomina di nuovo amministratore, non si avrebbe soggetto cui fare la consegna della documentazione condominiale, peraltro necessaria per la redazione del rendiconto.

 Ed allora, come qui si condivide, il regime della piena prorogatio imperii non può essere disconosciuta, mentre il regime limitato della stessa ex art. 1129, 8° comma, c.c. va limitato unicamente agli atti immediatamente successivi alla revoca e/o nomina di altro amministratore.

Consegue a quanto in premessa la legittimità della richiesta del compenso all'amministratore per l'attività comunque svolta in prorogatio dopo la scadenza formale del mandato amministrativo, ma prima della nomina del nuovo amministratore.

 

Ciò posto in punto alla, nella presente di appello, riproposta pregiudiziale domanda del Condominio di accertamento di insistenza di delibera assembleare di nomina ad Amministratore posta a fondamento della opposizione al pagamento del compenso richiesto dallo Studio “A” per l’anno 2016 – aspetto del tutto sorvolato dalla sentenza impugnata – è ben vero che il Condominio originario opponente ha, altresì, dedotto, chiedendone analogo accertamento, la nullità delle eventualmente ritenute sussistenti delibere assembleari di rinnovo/conferma con riferimento al deposito di cui al 14° comma dell’art. 1129 c.c. in forza dl quale l’amministratore, all’atto dell’accettazione della nomina e del suo rinnovo, deve specificare analiticamente, a pena di nullità della nomina stessa, l’importo dovuto a titolo di compenso.

Se nonché, sul punto, la motivazione del primo giudicante, nella misura in cui esclude la conformità dell’approvazione del “bilancio”, contenente le voci di compenso, al disposto di cui in premessa, richiamando pronunce relative alle società di capitali, è in conferente rispetto alle difese dell’originario opposto ed odierno appellante nonché alle situazioni dallo stesso allegate e comunque presenti agli atti.

In particolare, al di là dell’interrogativo sulla compatibilità fra il predetto disposto normativo e la conferma tacita dell’incarico ampliata alle medesime precedenti condizioni economiche, il GdP non ha in alcun modo esaminato la questione dell’approvazione esplicita da parte dell’assemblea condominiale, di anno in anno, dell’ ”appendice” facente parte integrale del rendiconto consuntivo e contenente, per l’appunto, il tariffario “analitico” dello Studio “A”.

È ben vero che, formalmente, detta esplicitazione, sicuramente analitica, dei propri compensi è sempre allegata a far parte integrante del rendiconto consuntivo dell’anno precedente e non del preventivo dell’anno in corso, ma è altrettanto indubitabile che, in un’ottica sempre volta alla verifica di buona fede dei componenti delle parti, la delibera di approvazione di entrambi deve necessariamente essere riguardata complessivamente, anche in ragione della immutata reiterazione delle medesime condizioni, che, ogni volta e in detta precisata prospettiva di buona fede, devono intendersi quale proposta valevole in via continuativa.

 

Disattesa, dunque, anche la domanda di parte appellata di accertamento della nullità delle delibere assembleari di nomina dell’amministratore, la sentenza appellata merita senz’altro riforma quanto al disconoscimento del compenso forfettario ordinario per l’anno 2016, richiesto in giuntivamente per € 610,00 oltre spese generali ed IVA e così per finali € 805,20.

Sul punto deve, del resto, annotarsi che la pretesa del Condominio di denegare alcun compenso all’Amministratore per il 2016 è, ancora una volta, contraria a qualsiasi canone di buona fede laddove la medesima assemblea del 12.5.2016, pur deliberando “la revoca dell’Amministratore attualmente in carica”, richiama espressamente il “rispetto della Legge 220/2013 e degli articoli 1725 e 1223 del Codice Civile”, con ciò in piena aderenza alla contestualmente approvata “appendice” secondo la quale “in caso di revoca dell’incarico nel corso dell’esercizio, all’amministratore uscente spetta il compenso per l’intero esercizio di cui”, appunto, ai richiamati disposti legislativi.

 

Diversamente è a dirsi quanto al compenso di cui alla ulteriore Fattura, successiva alla revoca, per “riordino della documentazione condominiale” finalizzata al passaggio di consegne al nuovo amministratore.

In tal caso, infatti, va senz’altro confermata la sentenza impugnata, che ha ritenuto tale richiesta in primo luogo contraria al disposto di cui all’8° comma dell’art. 1129 c.c., che impone la gratuità di ogni attività svolta successivamente alla revoca e alla nomina di nuovo amministratore e la cui inderogabilità, diversamente da quanto sostenuto da parte appellante è posta dall'art. 1138 c.c.

 

 L'appello va, pertanto, parzialmente accolto e la sentenza impugnata parzialmente riformata con la conferma del D.I. opposto limitatamente all'importo di € 805,20.

 

 

 La particolarità delle questioni trattate in principalità e comunque la soccombenza reciproca parziale giustificano la compensazione delle spese di lite per entrambi i gradi di giudizio.

 

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede in parziale riforma della sentenza impugnata:

- Conferma il D.I. opposto limitatamente all'importo di € 805,20.

Dichiara integralmente compensate le spese di lite di entrambi i gradi del giudizio.

Sentenza resa ex articolo 281 sexies c.p.c., pubblicata mediante lettura alle parti presenti ed allegazione al verbale.

Bologna, 29 marzo 2018

Il Giudice

dott. Anna Maria Drudi

 


 

Merita attenzione la relazione dell'avvocato Giuffredi del 24/03/2016, legale dello studio, che di seguito viene integralmente riportata:

Nomina dell’Amministratore, durata dell’incarico e rinnovo

 

La questione della nomina, della conferma e della durata dell'incarico relativamente all'amministratore di condominio, è stata oggetto di profonda modifica a seguito dell'entrata in vigore della L.n°220/12 che, tra l'altro, ha modificato in modo sostanziale l'art.1129 cc.

A oltre tre anni dalla entrata in vigore della novella introdotta dalla citata legge, ancora oggi la dottrina e la giurisprudenza, per quanto ancora non copiosa nelle pronunce, sono divise nell'interpretazione della suddetta norma, la quale appare, a prima vista, non perfettamente coordinata con le altre norme che regolano la figura de11 'amministratore e, soprattutto, i poteri dell'assemblea del condominio. In sostanza, alla luce della lettura del'art.1129 decimo comma, in coordinata lettura con il secondo comma dello stesso articolo, non vi è allo stato un indirizzo univoco circa l'effettiva durata dell'incarico dell'amministratore, della necessità di un espresso rinnovo deliberato dall'assemblea di condominio e circa la sua revoca.

Come noto l'ait.1129 decimo comma cc stabilisce, in modo abbastanza sintetico, che l'incarico dell'amministratore ha durata di un anno e si intende rinnovato per eguale durata.

Ad una prima lettura della norma appare chiaro ed indiscutibile che il mandato dell'amministratore dura un anno e non oltre; peraltro la stessa nonna aggiunge che la nomina si intende rinnovata per eguale periodo.

Cosa significa l'allocuzione "si intende"? Si deve interpretare come un rinnovo automatico e tacito? E dopo il secondo anno il rinnovo è sempre automatico, o è necessaria una apposita delibera assembleare?

I dubbi aumentano laddove si pone attenzione al secondo comma dell'art. 1129 cc, che stabilisce come l'amministratore, all'accettazione della nomina ed ad ogni rinnovo, debba comunicare i propri dati anagrafici (immaginiamo solo alla prima nomina o in caso di variazione) oltre altre incombenze.

Inoltre il comma 11 della citata norma stabilisce che la revoca dell'amministratore può essere deliberata dall'assemblea in ogni momento.

Senza dimenticare il comma 14 che impone, a pena di nullità della nomina, all'amministratore all'atto dell'accettazione, di esporre i propri compensi.

Come coordinare tutte le predette norme e giungere ad una visione unitaria della disciplina?

Ma soprattutto l'amministratore all'atto della convocazione dell'assemblea ordinaria deve inserire all'ordine del giorno il consueto punto relativo alla nomina dell'amministratore o semplicemente la sua conferma?

Rinnovo dell'incarico e non necessità del punto all'ordine del giorno

In merito di recente si è stabilito che non sarebbe una ipotesi di grave irregolarità ( o di nullità o annullabilità della delibera) la mancata indicazione del punto all'ordine del giorno nella convocazione dell'assemblea allo scadere del primo anno.

A tale riguardo un recente decreto del Tribunale di Milano n°2486 del 07 /10/15 ha, tra l'altro, stabilito che "l'omesso inserimento all'ordine del giorno della nomina dell'amministratore è conforme alla nuova disciplina del condominio, che prevede sostanzialmente la durata in carica di questi per un anno tacitamente prorogabile per un altro anno, salvo delibera assunta dall'a~semblea medesima".

In sostanza tale pronuncia, pur trattandosi di un decreto emesso in ambito di procedimento di volontaria giurisdizione, parrebbe propendere per la tesi della durata del mandato per un anno, con rinnovo automatico di un altro anno, salvo poi alla scadenza del secondo anno procedere necessariamente alla nuova nomina. Tale tesi non pare sodisfare il disegno del legislatore, il quale, con la riforma della predetta nonna, pare avere voluto favorire il principio della continuità e stabilità della figura dell'amministratore e della gestione del condominio, evitando così i casi, come avveniva nel passato, di prorogatio imperii in caso di mancato raggiungimento del quorum deliberativo per la conferma dell'amministratore.

In sostanza attualmente pare prevalere la tesi che prevedrebbe la continuità dell'incarico dell'amministratore, salvo diversa volontà dell'assemblea che è sempre legittimata ad esprimere la revoca dell'amministratore; di fatto si è rovesciata la disciplina precedente.

Mentre prima infatti la volontà dell'assemblea era necessaria perché si esprimesse sulla nomina dell'amministratore, anche se il medesimo dell'anno precedente, oggi pare potersi affermare che l'assemblea si debba pronunciare solo per la revoca dell'amministratore, ritenendosi, in caso contrario, automaticamente rinnovato l'incarico per un periodo di uguale durata.

A tale riguardo recentemente è stato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n°2242 del 04/02/16, introdotto un principio interessante relativo alla possibilità che l'amministratore possa permanere in carica anche senza una espressa volontà dell'assemblea.

Infatti la Suprema Corte ha stabilito che la investitura dell'amministratore può risultare anche "dal comportamento concludente dei condomini" che abbiano considerato l'amministratore tale, attraverso contatti abituali e senza mettere in discussione il suo operato.

Come sappiamo, nell'attuale normativa, all'atto della nomina 1 'amministratore deve attendere a numerose formalità, previste alcune anche a pena di nullità, come sancito dall'art.1129 2° e 14° comma cc.

Ma la sentenza citata, prima nel suo genere dopo la riforma, pare protendere verso il principio della durata della carica dell'amministratore sine die, senza necessità di forale rinnovo annuale, salvo revoca.

Così stando le cose, quindi, seguendo tale principio, l'amministratore non avrebbe il dovere di inserire annualmente in occasione della assemblea ordinaria il punto all'ordine del giorno relativo al rinnovo della carica, ben potendo tale incarico intendersi rinnovato in assenza di volontà contraria espressa del condominio.

Se infatti lo scopo e I 'intento del legislatore era quello, con la riforma, di abolire l'istituto della c.d. prorogatio imperii in capo all'amministratore non confermato e non revocato ( che conservava i poteri di ordinaria amministrazione ma non quelli di straordinaria amministrazione con riflessi anche sulla rappresentanza del condominio in sede giudiziaria) al fine di evitare una sorta di vuoto di potere che poteva in qualche modo paralizzare la gestione condominiale, ebbene la conferma tacita, che poggia sul dettato del decimo comma dell'art.1129cc, pare la più in linea con la riforma.

In effetti, non può l'interprete limitarsi ad una esegesi letterale della citata norma, pensando, come ha fatto il Tribunale di Milano nel citato decreto, che il rinnovo sia solo per un anno; considerando anche che la nomina dell'amministratore prevede quorum costitutivo e deliberativo (ati.1136 4° e 2° comma cc) di notevole entità, si rischia, accedendo a tale tesi, di ricadere nell'istituto della prorogatio, certamente non voluto dalla riforma.

Peraltro vale rilevare come la norma di cui all'aii.1129 decimo comma cc, preveda un rinnovo automatico per un anno, ma non stabilisca in alcun modo che alla scadenza del secondo anno la nomina vada ridiscussa.

Ne consegue, ad avviso dello scrivente, che l'allocuzione "si intende rinnovato per uguale durata" debba essere inteso estensivamente non limitato al primo rinnovo, ma anche ai successivi, fermo restando che la durata dell'incarico limane di un anno.

Così ragionando, si consente una migliore gestione del condominio assicurando una continuità ed un pieno potere dell'amministratore, prima non garantito. L'interpretazione data dalla sentenza della Suprema Corte di cui sopra, riconoscendo legittimazione all'operato dell'amministratore confermato per facta concludentia, consente di superare la tesi del rinnovo limitato ad un solo anno, accedendo alla tesi del rinnovo annuale, ma sine die.

Si potrebbe obiettare che cosi ragionando si spoglierebbe l'assemblea del potere di decisione, relegandola ad un semplice compito di presa d'atto della volontà dell'amministratore che non dimettendosi intende proseguire nel mandato.

A tale obiezione si risponde facilmente facendo riferimento all'art.l l Zv comma 11 che prevede espressamente in capo all'assemblea il potere di revoca dell'amministratore addirittura in ogni momento del mandato e, quindi, anche alla sua scadenza annuale; in sostanza l'assemblea può interrompere il mandato dell'amministratore anche in sede di assemblea ordinaria, nominando contestualmente il nuovo amministratore.

Ma, si potrebbe obiettare, come si concilia tale ragionamento con quanto previsto dall'artl 135 cc comma! n°1 che prevede il potere espresso dell'assemblea per la nomina dell'amministratore?

La norma troverà applicazione in caso di revoca o dimissione dell'amministratore, con obbligo in capo all'assemblea di nomina di nuovo amministratore.

Inoltre tale norma potrà trovare applicazione ogni qual volta l'amministratore intenderà modificare i termini contrattuali con il condominio (es. aumento delle competenze ai sensi dell'art.l 129 14 comma cc); in tal caso l'assemblea potrà non confermare o meno l'amministratore.

 

Nel caso invece che l'amministratore non intenda modificare i compensi professionali, tale conferma non sarà, a nostro avviso necessaria, né sarà necessario sottopone all'approvazione il compenso, come previsto dall’art.1129 14 comma cc, soddisfacendo tale nonna, evitando la nullità della nomina, con un richiamo a verbale delle condizioni economiche dell'anno precedente.

 

Bologna lì 24/03/16

 

Avv.Gabriele Giuffredi

 

 

 

 

 

 

 

 

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