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FAQ - IVA 4% per la messa in opera dell'ascensore

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Chiarimenti dello Studio Monti S.r.l. circa l’applicazione dell'IVA al 4% in ordine alla messa in opera di un ascensore o piattaforma elevatrice.

Eliminazione delle barriere architettoniche: agevolazioni fiscali

 

Il trattamento IVA e IRPEF per gli interventi sul patrimonio edilizio al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche.

 

Al fine di chiarire adeguatamente il quadro normativo attualmente in vigore in materia di agevolazioni fiscali (segnatamente quelle relative al trattamento ai fini dell'IVA) agli interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche è senz'altro opportuno partire da una definizione chiara del concetto di "barriera architettonica" e di intervento finalizzato al suo superamento nonché ad una precisa delimitazione in senso urbanistico degli interventi che devono essere posti in opera a questo scopo.

 

Eliminazione e superamento barriere architettoniche 2018: inquadramento generale

 

Per una definizione giuridicamente valida di "barriera architettonica" si può fare riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503 ("Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici") , che all'articolo 1, comma 2 recita:

Per barriere architettoniche si intendono:

  1. gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea
  2. gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti
  3. la mancanza dì accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

 

Per quanto invece riguarda l'identificazione degli interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche, così come queste stesse vengono definite dal D.P.R. n. 503/1996, la Legge 9 gennaio 1989, n. 13 ("Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati") insieme al suo regolamento di attuazione, il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989 n. 236 ("Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche") identifica quali siano le "disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati" e comprende anche gli edifici residenziali pubblici, di nuova costruzione o da ristrutturare (in senso strettamente giuridico, per "edilizia residenziale pubblica" si intende quella a totale carico o con il concorso o con il contributo dello Stato, realizzata dallo Stato stesso o dagli enti pubblici - regioni, comuni, lacp - denominata anche "edilizia sovvenzionata").

 

La Legge n. 13/1989 prevede anche l'erogazione di contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici già esistenti, destinati alle persone che hanno limitazioni di movimento. Il Decreto attuativo identifica con precisione "le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la vlsitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata ed agevolata". l tre criteri fondamentali contenuti e descritti nel decreto sono accessibilità, adattabilità e visitabilità, vediamo in dettaglio cosa indicano:

accessibilità: un edificio e le sue unità immobiliari e ambientali sono accessibili se anche le persone che hanno capacità motoria o sensoriale ridotta o impedita possono entrare e vivere gli spazi e utilizzare le attrezzature presenti in sicurezza e autonomia

visitabilità: i luoghi privati come la casa e il posto di lavoro sono visitabili se chi ha capacità motorie o sensoriali ridotte o impedite può raggiungere gli spazi di relazione e almeno un bagno

adattabilità: uno spazio viene modificato per renderlo accessibile e fruibile anche da persone che hanno capacità motorie o sensoriali ridotte o impedite.

 

I criteri esprimono anche tre livelli di qualità dello spazio costruito, dove:

  • l'accessibilità indica la possibilità di fruizione totale,
  • la visitabilità un'accessibilità limitata ma comunque garantita per le funzioni fondamentali
  • l'adattabilità un livello ridotto di accessibilità.

Il citato Decreto del Ministro dei lavori pubblici stabilisce anche quali debbano essere i criteri di progettazione per l'accessibilità per i componenti di ogni unità ambientale nei suoi spazi interni ed esterni, con tutte le specifiche relative alle funzioni e alle dimensioni (le dimensioni delle porte e l'altezza delle maniglie, il dislivello massimo di un pavimento, l'altezza dei terminali degli impianti - per esempio il citofono) e comprende le categorie, le caratteristiche e le misure dei servoscala e delle piattaforme elevatrici.

Quando l'edificio privato è un condominio e sono necessari lavori di superamento delle barriere architettoniche, oltre alla Legge n. 13/89 entra in gioco anche la Legge 11 dicembre 2012 n. 220 ("Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici"), che ha adeguato i vecchi articoli del Codice Civile risalenti agli anni Quaranta, stabilito nuove regole per i condomini e normato gli interventi straordinari come l'abbattimento delle barriere architettoniche, definendo il processo di approvazione durante le assemblee condominiali.

 

Un sommario elenco di quali siano gli interventi qualificabili come di "superamento delle barriere architettoniche" è contenuto nell'articolo 39 della Legge n. 13/1989, titolato "Dispositivi ed interventi per l'abbattimento e/o il superamento delle barriere architettoniche in ambiente domestico" secondo cui "gli interventi, opere, per l'abbattimento e/o il superamento delle barriere architettoniche autorizzabili sono tutti quelli valutati necessari in relazione alla disabilità acquisita, riferita al singolo caso, consistenti in:

  • adeguamenti degli ambienti per facilitare la deambulazione, quali pareti, infissi interni ed esterni, pavimenti, rampe, scivoli, bagni, cucine, ecc.;
  • adeguamenti funzionali e modifiche impiantistiche volti a rendere idonei alla tipologia di disabilità i sanitari, la rubinetteria, i comandi per impianti elettrici e speciali, maniglioni, ecc.;
  • adeguamenti di arredi quali piani cottura, lavelli, elettrodomestici, mobili e pensili non standard, ecc., volti a facilitare l'accessibilità e la fruibilità nell'ambito domestico. Con le stesse finalità possono essere autorizzabili adattamenti degli arredi esistenti.

 

Possono essere, inoltre, ammissibili dispositivi speciali (quali generatori elettrici, gruppi di continuità, ecc.) per la garanzia di continuità del funzionamento delle apparecchiature essenziali concesse". Un caso particolare è poi costituito dall'installazione di dispositivi montascale, qualificati come "dispositivi prescrivibili per il superamento delle barriere architettoniche", elencati piuttosto analiticamente dal legislatore come "montascale (a ruote o a cingoli) o carrozzella montascale o scivolo mobile o servoscala o ascensore o elevatore, secondo la convenienza e l'idoneità della soluzione", la cui fornitura ed installazione, tra l'altro, non esclude la dotazione di un altro e diverso dispositivo, comunque previo accertamento della necessità dell'assicurato da parte dell'équipe multidisciplinare di assistenza del soggetto a favore del quale vengono eseguiti gli interventi di rimozione delle barriere architettoniche.

Chiarito quale sia il perimetro di applicazione dei concetti di "barriera architettonica" e dì "opere per il superamento delle barriere architettoniche" al fine di definirne l'assoggettabilità a regimi fiscali di vantaggio occorre ancora verificare come si inquadrano nella normativa urbanistica queste tipologie di interventi. Orbene, di per sè l'intervento di "superamento delle barriere architettoniche" rappresenta una categoria di lavori che, urbanisticamente parlando, è a se stante non rientrando in quanto tale né negli interventi di manutenzione ordinaria, di cui alla lettera a), comma 1, articolo 3 del D.P.R. n. 380/2001, né in quelli di manutenzione straordinaria, di cui alla lettera b), comma 1, articolo 3 del D.P .R. n. 380/2001, né in quelli di ristrutturazione, recupero e restauro conservativo di cui alle lettere e) e d), comma 1, articolo 3 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico edilizia - vedi le definizioni nel quarto pararafo).

 

Eliminazione e superamento barriere architettoniche 2018: trattamento IVA

Per quanto riguarda il trattamento IVA da applicare alle fatturazioni relative alla realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento ed all'eliminazione di barriere architettoniche, secondo il n. 41-ter, Tabella A, Parte Il, allegata al D.P.R. n. 633/72, può essere applicata I' aliquota super agevolata del 4%. L'agevolazione si riferisce a prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto ( così come vengono definiti dall'articolo 1665 del Codice civile, il quale così recita: "L'appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro") realizzati allo scopo di rendere libertà di accesso e di movimento negli edifici ai portatori di handicap. Per poter dimostrare la rispondenza alle prescrizioni tecniche è necessario che le opere di abbattimento delle barriere architettoniche risultino dal progetto o, nel caso di opere interne (così come viene previsto dall'articolo 26 della Legge n. 47/1985) e di manutenzione straordinaria (nel caso in cui gli interventi di superamento delle barriere architettoniche si inquadrino in più ampi interventi di manutenzione straordinaria), risultino dalla DIA a firma di professionista abilitato.

 

Eliminazione e superamento barriere architettoniche 2018: trattamento IRPEF Ai fini dell'agevolabilità degli interventi in parola e, nello specifico, dell'ammissibilità delle opere finalizzate al superamento delle barriere architettoniche alle detrazioni ai fini IRPEF di cui all'articolo 16-bis TUIR, non occorre fare riferimento alla loro classificabilità come interventi di manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, recupero o restauro conservativo, tant'è vero che l'ammissibilità al regime agevolativo è specificamente prevista dal comma 1, lettera e) secondo cui "Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o

detengono, sulla base di un titolo idoneo, l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi:

finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi, alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia adatto a favorire la mobilità interna ed esterna all'abitazione per le persone portatrici di handicap in situazione di gravità, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104". In buona sostanza, in base a quanto sino ad ora premesso, tutti gli interventi commissionati ad imprese di costruzione, qualificabili come destinati al superamento delle barriere architettoniche, così come definiti dall'articolo 39 della Legge n. 13/1989, possono usufruire della detrazione ai fini IRPEF del 50% della spesa sostenuta dall'avente titolo, percentuale di detrazione da calcolarsi su di un monte massimo di 96.000 euro da distribuirsi in quote uguali per un periodo di dieci anni.

 

Interventi di ristrutturazione e manutenzione: definizioni

a) "interventi di manutenzione ordinaria", gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico­sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell'ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l'originaria destinazione d'uso; (lettera così modificata dall'articolo 17, comma 1, lettera a) della Legge n. 164 del 2014 );

c) "interventi di restauro e di risanamento conservativo", gli interventi edilizi rivolti a conservare l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico dì opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d'uso purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio (lettera così modificata dall'articolo 65-

bis della legge n. 96 del 2017);

d) "interventi di ristrutturazione edilizia", gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. .Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell'edificio preesistente (lettera così modificata dal Decreto Legislativo n. 301 del 2002, poi dall'articolo 30, comma 1, lettera a) della Legge n. 98 del 2013.

 

 

               

OGGETTO: Interpello «Articolo 11, legge 2 7 luglio 2000, 11, 212 - Cessioni di piattaforme elevatrici IVA applicabile

 

Quesito

 

ALFA S.r.l. [cli seguito, in breve, la Società istante] produce e commercializza, tra l'altro> piattaforme elevatrici> vale a dire particolari "mezzi di sollevamento che per le loro caratteristiche tecniche di costruzione consentono di superare i dislivelli rispetto al piano stradale".

In particolare, i predetti impianti sono realizzati nel rispetto della normativa per il superamento delle barriere architettoniche, di cui alla legge 9 gennaio 1989, n. 13.

Ciò posto, l'interpellante chiede chiarimenti in ordine al trattamento fiscale applicabile, ai fini IVA, alle relative operazioni di cessione.

 

Soluzione interpretativa prospettata dall'Istante

 

La Società istante ritiene di poter applicare alle piattaforme elevatrici oggetto di cessione l'aliquota IVA del 4 per cento, prevista dal punto 31 della Tabella A, parte seconda, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633, per "servoscala e altri mezzi simili a/li al superamento di barriere archttettoniche per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie".

 

Viene precisato, al riguardo, che l'articolo 24 della Direttiva 2006/42/CE [ c.d. Direttiva Macchine] assimila, per caratteristiche tecniche [i. e. velocità di spostamento non superiore a 0,15 m/s], le piattaforme elevatrici ai servoscala, annoverando entrambe le tipologie di beni tra gli "apparecchi di sollevamento diversi dagli ascensori", inquadrabili, questi ultimi, come "mezzi di sollevamento ad uso generale".

L'interpellante ritiene, altresì, che tale aliquota ridotta possa applicarsi "in qualunque fase della commercializzazione dei beni in questione, anche nell'ipotesi in cui l'acquirente finale non sia il soggetto disabile".

 

Parere della Direzione

 

Il punto 31 della Tabella A, parte seconda, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633, prevede, tra l'altro, l'applicazione dell'aliquota IV A ridotta del 4 per cento per "poltrone e veicoli simili per invalidi anche con motore o altro meccanismo di propulsione (v.d. 87.11), intendendosi compresi i servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie".

Così come formulata, la norma intende agevolare i trasferimenti di quei beni che, per le loro caratteristiche tecniche di costruzione, sono oggettivamente idonei a risolvere i limiti cli deambulazione dei soggetti con ridotte e/o impedite capacità motorie, senza condizionare l'applicazione dell'aliquota ridotta alla circostanza che l'acquirente sia il soggetto portatore di handicap.

Nello specifico, con la locuzione "servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie" si vuole far riferimento a quegli impianti di sollevamento che, per le loro specificità tecniche [i.e. dispositivi di sicurezza, agevole manovrabilità dei comandi, bassa velocità, portata limitata] sono individuabili, in concreto) come strutture idonee a garantire la mobilità dei soggetti con ridotte e/o impedite capacità motorie presso le unità abitative e/o gli spazi aperti al pubblico.

 

 

Il legislatore ha, dunque, inteso oggettivizzare la portata applicativa dell'agevolazione in esame guardando alla natura del prodotto ceduto piuttosto che allo status di invalidità del soggetto acquirente.

In tale ottica, l'aliquota ridotta del 4 per cento può applicarsi in ogni fase di commercializzazione del bene, anche nell'ipotesi in cui il cessionario sia un condominio, un ente, una scuola o simili [ cfr. risposta ad Assonime, nota prot. n. ... del 15 marzo 2005, citata ed allegata all'istanza d'interpello].

Ciò posto, sulla base delle precisazioni fornite nell'istanza di interpello in esame, risulta che le piattaforme elevatrici oggetto di cessione consistono in "mezzi di sollevamento che per le loro caratteristiche tecniche di costruzione consentono di superare i dislivelli rispetto al piano stradale".

Più precisamente, sì tratta di "impianti realizzati nel rispetto della normativa per il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche prevista dalla legge 9 gennaio 1989, n. 13".

A tal proposito, si fa presente che l'articolo 2 del D.M. 14 giugno 1989, n. 236 - emanato in attuazione dell'articolo 1 della richiamata legge n. 13 del 1989 - definisce le barriere architettoniche come:

  1. gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;
  2. gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di patii, attrezzature e componenti;
  3. la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi. La disposizione in esame, pertanto, contenendo un generico riferimento a

chiunque incontri un ostacolo alla mobilità, a prescindere da uno stato oggettivo di disabilità, non consente l'identificazione sic et simpliciter degli impianti di sollevamento "dedicali" al superamento delle barriere architettoniche da parte dei soggetti con ridotte e/o impedite capacità motorie.

 

 

Come già detto, è solo a questa tipologia di beni che il legislatore ha voluto riconoscere, in ogni fase di commercializzazione, l'applicazione dell'aliquota IV A ridotta nella misura del 4 per cento.

Al fine di individuare i mezzi simili ai servoscala, ai quali il punto 31 della Tabella A, parte seconda, allegata al DPR n. 633 del 1972, applica l'aliquota del 4 per cento, si fa presente che l'articolo 4.1.13 del richiamato D.M. 236 del 1989, rinviando alle specifiche tecniche contenute nel successivo articolo 8.1.13 [i.e. dimensioni, portata, velocità, sicurezze dei comandi], definisce in maniera puntuale i servoscala e le piattaforme elevatrici "atti a consentire, in via alternativa ad un ascensore, il superamento di dislivelli - di norma non superiori a 4 metri - a persone con ridotta o impedita capacità motoria", come tali riconducibili alla previsione di cui al menzionato punto 31.

In definitiva, per quanto sopra esposto, si ritiene che le piattaforme elevatrici commercializzate dalla Società istante possano beneficiare dell'aliquota IVA ridotta del 4 per cento, nella misura in cui rispondano alle peculiarità tecniche indicate dalla normativa da ultimo richiamata.

 

 

Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

 

IL DIRETTORE CENTRALE

 

 

A decorrere dal 1° dicen1bre 2012, su tutte le vendite di Piattaforme Elevatrici si applicherà l'aliquota IVA 4 L'Agenzia delle Entrate con Risoluzione 70/E del 25 giugno 2012 fa rientrare le piattaforme tra i beni le cui s. tecniche sono idonee al superament0 delle barriere architettoniche (precedentemente la normativa includev, servoscata) e quindi rende possibile l'applicazione dell'IVA al 4% senza l'autodichiarazione del cliente (mod IVA agevolata abbattimento barriere).

 

Pertanto er lf ordini ac uisitJ dal 1 dicembre 2012 er iattaforme non sarà iù necessario richieclE cliente flautodichiarazione per IVA agevolata ma si potrà applicare automaticamente l'IVA al 4%.

Per gli ordini già acquisiti e in via di esecuzione si manterrà la condizione IVA concordata con il cliente e già, sistema.

 

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