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FAQ - Pari uso delle parti comuni

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A dispetto dell'apparente significato letterale, il pari uso della cosa comune à cui fa riferimento l'art.  102 cod. civ. non corrisponde a quello di uso identico (Cass., sent. 23.3.1995, n. 3368) e contemporaneo della stessa da parte di tutti i condomini; infatti ciascun condomino è legittimato a trarre dalla cosa comune la più intensa utilizzazione possibile, rispettando la sola condizione che questa sia compatibile con i diritti degli altri (Cass., sent.16,6.2005, n. 12873 e sent. 7.6.2011, n. 12310). Questa interpretazione della nozione di pari uso viene considerata come uno specifico effetto del principio di solidarietà - di cui si è già detto - che trova applicazione anche nei rapporti condominiali, comportando un costante equilibrio fra le esigenze e gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione (Cass., sent. 5.10.2009, n. 21256); si rileva infatti che, qualora sia prevedibile che gli altri partecipanti alla comunione non faranno un pari uso della cosa comune, la modifica apportata ad essa dal condomino deve ritenersi legittima, dal momento che, in una materia in cui è prevista la massima espansione dell'uso, il limite al godimento di ciascuno dei condomini è dato dagli interessi altrui, i quali pertanto costituiscono impedimento alla modifica solo se sia ragionevole prevedere che i loro titolari possano volere accrescere il pari uso cui hanno diritto (Cass., sent. 12.3.2007, n. 5753). Per questo motivo l'uso paritetico della cosa comune, che va tutelato, deve essere compatibile con la ragionevole previsione dell'utilizzazione che in concreto faranno gli altri condomini della stessa cosa e non anche della identica e contemporanea utilizzazione che in via meramente ipotetica e astratta ne potrebbero fare (Cass .. sent. 27.2.2007. n. 4617). 

 

Ulteriori informazioni potrete richiederle tramite il modulo on-line, o presso lo Studio Amministrativo Monti, tramite appuntemento.

 

 

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